Interessi nazionali, interessi della classe dominante

Wolfgang Munchau, direttore di Eurointelligence.com ed editorialista del Financial Times, ha dichiarato alcuni mesi fa che

‘da almeno 10 anni, l’Italia ha detto sì in sede europea a norme e accordi che o non sono nel suo interesse, o a cui ha contribuito senza beneficiarne direttamente’.

E ha ragione ma c’è comunque un equivoco che dobbiamo chiarire: non esiste un interesse nazionale ma esistono interessi di classe, e l’interesse nazionale coincide sempre con l’interesse della classe dominante, dei padroni, dei capitalisti.

Chi ha governato l’Italia, da Prodi a Berlusconi, dai governi di centrosinistra a quelli di centrodestra, incluso chi è al Governo oggi, ha sempre perseguito interessi specifici a beneficio dei padroni, dei capitalisti. Genuflettersi alla volontà europea, quindi, significa semplicemente aver agevolato i nostri capitalisti in Europa condannando alla miseria milioni di lavoratrici e di lavoratori, e di aver arricchito il capitale. Ogni forza politica cura interessi particolari, e chi in questi decenni ha governato l’Italia ha realizzato il volere della nostra classe dominante i cui interessi coincidevano e coincidono con gli interessi dell’imperialismo e del mercantilismo europeo e globale.

Se vogliamo capire, quindi, cosa succede intorno a noi e il perché di determinate scelte in campo economico e finanziario da parte dei partiti e dei governi, è necessario cominciare a leggere la realtà in ottica classista e non nazionalista. Un esempio lampante, forse quello più evidente ma che spesso viene dato per scontato è la filastrocca sull’indipendenza delle banche centrali, della politica monetaria. Indipendenti da chi oppure da cosa? Gentiloni ha recentemente ribadito che ‘la sua indipendenza (della BCE) è alla base della politica monetaria’. Ed è proprio questo il cuore del problema. L’indipendenza delle banche centrali e, di conseguenza, delle politiche monetarie dalla politica. La politica monetaria, l’offerta di moneta, deve tornare in mano pubblica, non essere indipendente dalla politica. La politica monetaria deve essere tolta dalle mani dei banchieri e ricondotta sul terreno ‘democratico’. Se allora la politica monetaria è in mano ad organi che vivono al di fuori della democrazia, è allora evidente che qualsiasi decisione strutturale, economica, della politica sia genuflessa agli interessi delle classi dominanti che sono gruppi economici, bancari e finanziari, multinazionali. Per questo semplice motivo serve arrivare al socialismo, poiché è nel socialismo realizzato che si raggiunge la vittoria sui parassiti, sanguisuga, delle nostre società e i loro lacchè in politica.

E, quindi, una domanda sorge spontanea: lavoratrici e lavoratori, non siete ancora stanchi di essere presi per i fondelli dal teatrino della politica, da Renzi e da Salvini, Conte e Meloni, Berlusconi e Zingaretti? Voi, o meglio sarebbe dire noi, siete e siamo operaie e operai, lavoratrici e lavoratori salariati e, de facto, sfruttati e schiavizzati. Ci vuole uno scatto deciso da parte di noi lavoratori, e una presa di coscienza del semplice fatto che siamo parte, piccoli ingranaggi, di una macchina infernale che, partendo dai grandi potentati economici globali e globalizzati, si estende alla politica e alla informazione mainstream definitivamente corrotta.

Lo si nota ad occhio nudo. Basta osservare. I media e i politici mainstream, chi più chi meno colluso al capitale e alle potenze imperialiste, espongono la loro faziosità senza pudore poiché è evidente l’indifferenza diffusa tra le lavoratrici ed i lavoratori che non pongono alcuna critica, alcun argine alla menzogna riversata attraverso giornali e televisioni. Ma questa indifferenza ci danneggia; preclude qualsiasi possibilità di riscatto sociale per noi e le nuove generazioni. Noi siamo pronti a scendere in piazza con le forze anticapitaliste e antimperialiste e iniziare a rompere un po’ gli schemi di questa politica menzognera, acerrima avversaria della classe lavoratrice.

Noi esistiamo per guidare i lavoratori verso la loro emancipazione sociale. Il nostro partito socialista, marxista-leninista, rimane l’avanguardia della classe lavoratrice salariata ma all’interno dell’intera classe, è soprattutto avanguardia delle operaie e degli operai; il partito è guida ma il riscatto spetta al movimento della classe operaia, lavoratrice salariata.