Manuel Santoro

Segretario politico nazionale di Convergenza Socialista

Sistema bancario italiano. In Europa siamo alla resa dei conti

“La eccezionale gravità della recessione ha inciso significativamente sulla qualità degli attivi delle banche italiane, divenuta il principale fattore di vulnerabilità del sistema. A fine giugno i prestiti deteriorati ammontavano a 360 miliardi di euro, pari al 18 per cento del totale.”
Indagine conoscitiva sul sistema bancario italiano. Audizione di Carmelo Barbagallo. Roma, 9 Dicembre 2015”

Il 18% dei prestiti bancari in Italia sono, quindi, ‘cattivi’. Tale percentuale che corrisponde a 360 miliardi di euro di crediti ‘cattivi’, non performanti, è più di tre volte i prestiti bancari ‘cattivi’ degli Stati Uniti su base percentuale, nel 2009, al culmine della crisi finanziaria.

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Come si nota dal grafico, siamo secondi in Europa, dopo la Grecia.

I prestiti non performanti sono prestiti il cui capitale e relativi interessi non possono essere restituiti, per diversi motivi e con diversi livelli di criticità. Sono crediti difficili da riscuotere per il perdurare della crisi economica del Paese. Sono crediti dati ad imprese e famiglie le quali negli anni si sono però sempre più impoverite e non intravedono, ormai, alcun miglioramento delle proprie condizioni economiche per poter far fronte al pagamento degli interessi accumulati e del capitale preso in prestito dal sistema bancario. Abbiamo sui bilanci del nostro sistema bancario 360 miliardi di euro che, per la maggior parte, non potranno tornare più in cassa. Barbagallo, difatti, dichiara che le sofferenze* (una delle categorie dei prestiti non performanti più acute) ammontano a 210 miliardi di euro, 58% della totalità dei prestiti non performanti.

Preso atto, quindi, della criticità della situazione, il nostro Paese ha due strade.

Il primo percorso consiste del seguire le regole europee. Il Bail-in è applicabile dal 1 Gennaio 2016 e qualsiasi sofferenza all’interno del sistema bancario non può ricadere su tutti i contribuenti. Questo significa che non sono previsti aiuti di Stato e, visto l’ingente ammontare non sopportabile da azionisti, obbligazionisti e titolari di depositi sino a centomila euro, l’Italia potrebbe dirigersi velocemente verso una crisi bancaria che sgretolerebbe l’impalcatura ‘bancaria’ europea.

La seconda strada è quella dell’aiuto pubblico attraverso lo strumento del Bail-out. Contravvenire unilateralmente, quindi, alla regola europea, legge dello Stato operativa dall’inizio dell’anno**, ed usare capitale pubblico per il salvataggio del nostro sistema bancario.

Teniamo presente questi due percorsi possibili ed due considerazioni.

La prima considerazione. Il Bail-in è un processo di salvataggio che permette alla banca forte di fagocitare una banca debole. Sicuramente il peso delle perdite di una banca non cadrebbe più indiscriminatamente su tutti i contribuenti del Paese ma solo sugli investitori e su parte dei correntisti. Questo, però, non è un bene. Il sistema bancario è un servizio di pubblica utilità stupidamente messo in mani private. Se un Paese come l’Italia si trova in una crisi economica eterna ed il suo sistema bancario ‘privato’ accede allo strumento naturale del credito arrivando a perdite ingenti a causa del perdurare (o del peggioramento) della crisi economica del Paese ed imprese e famiglie sono impossibilitate a ripagare i debiti contratti, il Bail-in porta dritto al fallimento delle banche con grandi negatività le quali non possono essere ‘salvate’ dall’interno. Passaggio, questo, che porta alla possibilità da parte di banche in salute, certamente europee ma non italiane…forse tedesche, ad acquisire gli assets delle banche italiane in default. Il Bail-in, quindi, è un veicolo che ci porta verso l’avvio di politiche di acquisizione, da parte di banche straniere, di pezzi di sistemi bancari dei Paesi europei in difficoltà. A meno che non ci sia l’intervento dello Stato tramite il bail-out oppure la nazionalizzazione delle banche in difficoltà.

La seconda considerazione è nelle parole di Barbagallo, il quale ricorda come sino al 2014 (proprio l’anno della legge europea sul Bail-in*), l’Italia abbia usufruito solo di 1 miliardo di sostegno pubblico al contrario di altri Paesi europei. Dice Barbagallo: “L’irrobustimento patrimoniale ha permesso al sistema di fronteggiare la crisi. Soprattutto, è stato realizzato senza pesare sulle finanze pubbliche [italiane]. Così non è stato in altri paesi. Alla fine del 2014, gli aiuti di Stato concessi alle banche ammontavano a 238 miliardi di euro in Germania (8,2 per cento del PIL), 52 miliardi in Spagna (5,0 per cento), 42 miliardi in Irlanda (22,6 per cento), 40 miliardi in Grecia (22,2 per cento), 36 miliardi nei Paesi Bassi (5,5 per cento), 28 miliardi in Austria (8,4 per cento), 19 miliardi sia in Portogallo (11,0 per cento) sia in Belgio (4,6 per cento). A quella stessa data era di circa 1 miliardo il sostegno pubblico in Italia, oggi integralmente restituito.

E’ curioso come dopo aver pompato miliardi di euro nel sistema bancario tedesco, 238 miliardi di euro, la Germania si sia convertita al Bail-in. Forse per avviare politiche di espansione del proprio sistema bancario in Europa tramite l’acquisizione delle banche straniere in default, ormai impossibilitate nel ricevere aiuti di Stato.

* Banca d’Italia definisce le sofferenze come crediti la cui riscossione non è certa da parte degli intermediari che hanno erogato i finanziamenti perché i soggetti debitori risultano in stato di insolvenza (anche non accertato giudizialmente) o in situazioni equiparabili.
**Il 2 luglio 2015 è stata approvata dalla Camera in via definitiva la Legge di delegazione europea 2014, che all’art. 8 contiene i criteri per il recepimento del bail-in, introdotto dalla Direttiva 2014/59/UE. Lo strumento del bail-in è applicabile in Italia dal 1 gennaio 2016.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 luglio 2016 da con tag , , , , , , , , , .
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