Manuel Santoro

Segretario politico nazionale di Convergenza Socialista

Sistema bancario: tra prestiti non performanti e recessione globale

9.02.2016 – https://convergenzasocialista.com/

Si ritorna a parlare di banche. In un contesto caratterizzato da un prezzo del petrolio bassissimo (intorno ai 27$) e da una strisciante consapevolezza in una possibile recessione globale.

Essendo fondamentale conoscere l’avversario, parliamo di finanza e di Borse.

E’ da diverso tempo che i listini azionari sono in una fase di deprezzamento, condannati ad una corsa al ribasso. Le banche, oggi, hanno subito gravi perdite ma nessuno descrive le motivazioni dietro i forti ribassi nel prezzo delle azioni.

Ci sono alcuni fattori da considerare. Come piace pensare ai grandi di Wall Street, il mercato anticipa sempre l’economia reale. Per mercato non si intende una entità astratta, metafisica ma l’insieme degli investitori che decidono di comprare oppure vendere, a lungo termine oppure allo scoperto, determinati titoli, azioni. Quando sentite che il mercato brucia miliardi oppure è in fase espansiva, dovete sempre immaginarvi un numero finito, e sempre più ristretto, di grandi investitori i quali, attraverso strumenti quali i Fondi, vendono azioni (‘bruciando miliardi’) oppure comprano azioni. Niente di più. Sono questi grandi investitori il cosidetto mercato. Loro sono e fanno il mercato. Sono per lo più individui che possiedono assets per svariati miliardi di dollari/euro.
Soros, per citarne uno a caso, possiede una ricchezza al netto delle tasse stimata intorno ai 23 miliardi di dollari (anno 2015). Vendere oppure comprare azioni di una banca avendo decine di miliardi di dollari disponibili significa semplicemente far variare i prezzi delle azioni in modo considerevole. Verso il basso o verso l’alto.

Ritornando ad oggi, quindi, abbiamo assistito allo stillicidio dei bancari. Carige -10%, Ubi, Banco popolare e Bpm -8%, Unicredit -7%, Intesa -6%. Gli investitori hanno venduto dietro alcune motivazioni. La più importante consiste nel fatto che la Banca Centrale ha chiesto alle grandi banche italiane informazioni circostanziate sui loro voluminosi portfolio di prestiti non performanti. Ed un prestito non performante è un prestito che non può più essere ripagato nel capitale e negli interessi. In parole povere, i debitori sono insolventi. Abbiamo, di conseguenza, grandi banche italiane con miliardi di prestiti fatti (usando naturalmente i depositi) che non potranno essere ripagati.
Potremmo avere un problema serio. Ricordate. Il mercato anticipa l’economia reale e, captando qualcosa che non va, vende.

In Europa si stima che ci siano prestiti non performanti di valore pari a mille miliardi di dollari.
In Cina pari a cinquemila miliardi di dollari. Il Brasile segue la stessa tendenza anche se in proporzioni molto minori. Ora, vi pongo la seguente domanda. Attraverso quali trumenti si cercherà di assorbire queste perdite? Chi ne pagherà i costi?

Avere prestiti non performanti significa avere debitori (tanti) non in grado di ripagare i debiti contratti. Potrebbero essere ripagati in una fase espansiva dell’economia ma di certo non in una perenne fase recessiva o di stagnazione.

E’ certo, però, che sono le famiglie e la piccola impresa ad essere i soggetti più in difficoltà durante lo svolgersi delle crisi economiche anche per il fatto che, allo scoppio di una crisi, il sistema bancario tende a chiudere i rubenetti del credito.

Il fattore cardine che non aiuta famiglie, lavoratori e piccola impresa (i soggetti cioè più vulnerabili in quanto privi di assets importanti la cui vendita potrebbe comportare riduzione di debito accumulato oppure downscaling tipico delle grandi aziende e multinazionali) ad uscire da situazioni economiche e sociali difficili è nell’inutilità sociale del nostro sistema bancario.
Oggi la produttività in tanti settori dell’economia è crollata, e con essa è aumentata la disoccupazione.

Quando si è immersi nella fase espansiva dell’economia due fenomeni tendono a coesistere. Un forte sviluppo dell’edilizia residenziale ed una elevata spesa per consumi.

Prima della crisi del 2008 entrambi i fenomeni erano indotti dai prezzi sempre più alti delle case i quali avevano causato sia un boom dell’edilizia sia un eccesso di spesa da parte dei consumatori (che si sono sentiti più ricchi per una più alta offerta di moneta).

Un aumento di spesa dei consumatori porta ad una diminuzione delle scorte dei beni prodotti, quindi, ad un aumento della produzione e, quindi, dell’occupazione.
Durante queste fasi espansive, un aumento delle capacità produttive dovute ad un aumento sostenuto della domanda porta le imprese ad espandersi, in dimensione e geograficamente, anche chiedendo soldi al sistema bancario. Si chiedono prestiti.

Il dramma per le famiglie, i lavoratori e le piccole imprese sorge quando l’innalzamento generale dei prezzi è sorretto, in una delle sue voci, da una bolla la quale esplodendo porta giù tutto il resto, oppure quando ci si avvia in una nuova fase recessiva globale. Il debito da pagare è sempre lì ma viene a mancare il sostegno dell’economia reale.

In questi frangenti ognuno, nel suo campo di influenza, corre a difendere il difendibile. Le banche che stavano, sino a quel momento, facendo soldi prestando denaro ad altre banche, imprese e famiglie, chiudono i rubinetti del credito. Le famiglie indebitate durante la fase espansiva in cui l’offerta di moneta era alta ed in grado di ripagare i propri debiti, non riescono più a pagare, soprattutto se i debiti sono elevati ed il prezzo del bene contratto cala rapidamente.

Una azienda che si è obbligata contrattualmente a dedicare la maggior parte del flusso di cassa al rimborso del debito sostenuto per finanziare una acquisizione oppure una espansione aziendale, potrebbe andare in insolvenza se le vendite calano.

Il rallentamento di una economia dovuto allo scoppio di una crisi oppure all’avviarsi di una recessione gloable che coinvolge l’intera società, crea una situazione in cui quasi tutti i debitori si trovano costretti ad agire rapidamente per ridurre i propri debiti. Sta di fatto che solo chi possiede risorse monetarie aggiuntive e/o extra assets vendibili sul mercato, è in grado di far fronte al dramma di una forte crisi.
Se è vero, allora, che potremmo trovarci all’alba di un percorso recessivo globale, dovremmo cominciare a pensare agli effetti causati da migliaia di miliardi di dollari/euro di ‘perdite’ nel sistema bancario globale.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 giugno 2016 da con tag , , , , , , , .
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