Manuel Santoro

Segretario politico nazionale di Convergenza Socialista

Cenni sul capitalismo: moneta e mercati globali

Nella bozza di programma di Convergenza Socialista, oggi in revisione ed ampliamento da parte dei Dipartimenti, vi è un passaggio a mio modo di vedere fondamentale e che richiede attenzione da parte di tutti se si vuole avere la possibilità di comprendere il prossimo futuro.

Prima di tutto dobbiamo comprendere che il nostro compito è quello di risolvere alla radice le storture di sistema che intaccano selvaggiamente l’esistenza delle fasce sociali più deboli. Questo richiede una comprensione vasta della società globalizzata e delle sue sovrastrutture. Questo significa che dobbiamo adoperarci lungo quattro direttrici:

Primo, adoperarci per una analisi completa del sistema capitalistico, oggi finanziario, e del modello di organizzazione delle società.

Fermiamoci al primo punto. Analizziamo alcuni aspetti del sistema capitalistico definendo anche cosa sia oggi l’alternativa, ossia il socialismo.
In un mondo ormai lontano nel quale il mezzo di produzione permetteva il lavoro, quindi la produzione ed il profitto, l’aspirazione socialista era nella socializzazione dei mezzi di produzione, che permettesse una precisa partecipazione di ognuno al benessere economico creato ed evitasse la concentrazione crescente del capitale in poche mani. I mezzi di produzione, tra i quali dovremmo indicare la terra e le materie prime, le macchine ed i mezzi di trasporto, erano l’obiettivo chiaro di un socialismo che mirava alla partecipazione di tutti al profitto ed alla susseguente soddisfazione dei bisogni sociali.

Oggi, il socialismo aspira al raggiungimento degli stessi obiettivi nella consapevolezza, però, che il mondo è cambiato progressivamente e radicalmente negli ultimi decenni. Dalla linea retta ‘capitale – acquisto dei mezzi di produzione – produzione tramite il lavoro – profitto’ si è passati al ‘capitale – capitale’. Il capitale rigenera se stesso senza alcun bisogno, se non in piccola parte, del binomio ‘mezzo di produzione/lavoro’. Siamo non più all’interno di un capitalismo industriale o produttivo bensì in un ben avviato e sempre crescente capitalismo finanziario.
Socialismo, oggi, significa socializzazione del capitale.

Potremmo, però, essere più netti e considerare la nozione di ‘offerta di moneta’, la quale è la quantità di moneta in circolazione in un paese in un determinato periodo di tempo. Essa è controllata dalle banche centrali ed è influenzata dall’attività del sistema bancario (le nostre banche) il quale riceve fondi, per esempio da individui ed imprese, concede prestiti, acquista e vende titoli. Socializzazione del capitale significa soprattutto ‘socializzare’, quindi rendere pubblico, gli istituti che creano il capitale. Il sistema bancario e le banche centrali.

Ma cosa è e, soprattutto, dove sta il capitale, oggi?

Naturalmente il termine capitale racchiude un mondo. E’ un mostro vasto, dalle mille teste ma penso che possiamo afferrarne la sua essenza, la sua forza focalizzandoci su alcuni aspetti.

Iniziamo dalla quantità di moneta metallica e banconote in circolazione nel nostro mondo globalizzato, la quale ammonta a 5 trilioni (5-mila miliardi) di dollari. La moneta ci serve per vivere nel nostro quotidiano e se includiamo anche i nostri normali depositi, quelli dai quali è possibile prelevare contanti facilmente senza penali (non i depositi di risparmio), arriviamo ad un ammontare di 28,6 trilioni di dollari (moneta in senso stretto (M1)). Sembra un numero alto ma è solo 46 volte la capitalizzazione di mercato di Apple che ammonta a 616 miliardi di dollari oppure solo 6 volte lo stato patrimoniale (balance sheet) della Federal Reserve pari a 4,5 trilioni di dollari (era appena 1 trilione nel 2008 prima del quantitative easing).

Avere come nostro punto di riferimento i 28,6 trilioni di dollari tra banconote, monete e semplici depositi bancari, non di risparmio, è importante poichè questo numero è la moneta a disposizione dei popoli del mondo, ed appartiene anche a chi non usa strumenti finanziari. Questo semplice numero che per la semplicità umana sembra di certo enorme, e lo è, comincia però a rimpicciolirsi se paragonato ai 70 trilioni di dollari della capitalizzazione di tutti i mercati azionari del pianeta, metà dei quali appartiene ai mercati azionari americani. Il solo 8% all’Unione Europea, il 7% al Giappone ed il 2% ai mercati cinesi.

Niente in confronto, però, ai 199 trilioni di dollari di debito globale. 199-mila miliardi di dollari di debito. 7 volte la ‘moneta (M1) disponibile. 2 volte e mezzo il Prodotto Mondiale Lordo il quale, nel 2013, è stato stimato pari a 75,59 trilioni di dollari.

E’ doveroso rimarcare l’esplosione del debito dal 2008 ad oggi. Prima della crisi dei mutui sub-prime, il debito globale era pari a 141 trilioni di dollari, quasi il 30% in meno rispetto ad oggi. Significa che in otto anni ci siamo indebitati di ulteriori 57 trilioni di dollari.
Altro aspetto da considerare è nei 59,7 trilioni di dollari di debiti nazionali. Il 30% del debito globale appartiene agli Stati nazionali: 17,3 trilioni di dollari agli Stati Uniti; 15,5 trillioni di dollari all’Unione Europea; 11,9 trilioni di dollari al Giappone; 3,5 trilioni di dollari alla Cina.

Ma dove il nostro mondo tracolla facendo sbiancare qualsiasi numero sopra citato è nella dimensione stimata, che nessuno è in grado di verificare, del mercato dei derivati. Mi riferisco ad un ammontare di capitale stimato tra 630 trilioni di dollari e 1,2 quadrilioni di dollari, pari a 1200 trilioni di dollari. Potremmo supporre di essere nel mezzo di tale intervallo e considerare il volare medio di 915 trilioni di dollari. Siamo molto vicini, ma di certo lo supereremo a breve, ai 1000 trilioni di dollari. 32 volte la moneta M1 disponibile a livello globale. 4,6 volte il debito globale.

Come è allora possibile coprire il debito globale nel mondo ed i rischi associati all’enormità del mercato dei derivati con i soli 80,9 trilioni di dollari del ‘broad money’, vale a dire il valore totale della moneta nel mondo, inclusa di depositi di risparmio, pari al 40% del debito mondiale e allo 0,8% del mercato dei derivati?

La coperta è ovviamente troppo corta e per le dinamiche in moto, tra la crescita del mercato dei derivati e la crescita del debito mondiale, sarà sempre più corta.

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