Manuel Santoro

Segretario politico nazionale di Convergenza Socialista

Un Nuovo Stato Sociale

L’Europa vive una crisi profonda all’interno di una struttura economica i cui flussi ciclici ci ricordano il profondo squilibrio sociale ed economico tra i vari Paesi e all’interno di essi, la gestione dissennata e miope dei grandi potentati economici e l’incapacità di risolvere alcuni problemi strutturali che stanno alla base del malcontento e della sofferenza di strati sempre più ampi della popolazione.

Sia in Europa, con la vittoria di Syriza in Grecia e la crescita esponenziale di Podemos in Spagna, sia in America Latina, dove una nuova forma di socialismo ha conquistato Paesi come Bolivia, Ecuador, Venezuela, Brasile, Uruguay, Nicaragua, ecc., appare evidente che in varie parti del mondo si stanno profilando e consolidando profondi cambiamenti sul piano della politica economica e sociale.

Da un lento traghettare, come avvenuto negli ultimi decenni, verso forme sociali, umane e comportamentali sempre più liquide, ora si comincia a sentire una lieve voglia di “solidità”, di partecipazione e di ribellione. Da quando la politica ha abdicato alla sua funzione di guida sociale lasciando alla grande finanza transnazionale, e quindi in poche mani, la definizione delle direttrici guida della politica economica e sociale delle nazioni sottostanti, assumendo una funzione nuova ma di fatto servile a scapito di milioni di uomini e di donne, le condizioni sociali ed umane dei popoli sono gradualmente e costantemente peggiorate. I “welfare” nazionali sono stati, e sono tutt’ora, sotto continuo attacco da parte di chi ricerca la definitiva vittoria del liberismo economico, dell’individualismo economico associato all’omologazione culturale e comportamentale. Qualcosa si muove.
E’ come se oggi lentamente i popoli cominciassero a ribellarsi un po’ ovunque alle regole imposte dai banchieri e dal grande capitale, dalle organizzazioni criminali, dalle classi politiche corrotte, dalla casta burocratica.

L’Italia non è stata immune rispetto a questo processo di liquefazione delle strutture sociali e politiche. Liquefazione dei tradizionali legami sociali. Dopo la caduta di Berlusconi, erede di un mondo culturale, nel bene e nel male, essenzialmente da Prima Repubblica, abbiamo tocccato con mano l’esperienza Monti, Letta ed ora Renzi. Tutti uomini che corrispondono pienamente, con le dovute differenze di stile e di età, all’identikit tracciato poc’anzi. Vale a dire, politici esecutori di voleri altrui, nell’ottica di un riformismo laissez-faire. Riformismo sicuramente lontano da noi, la cui direzione di marcia è di fatto opposta alla nostra, e lontana dalla nostra volontà di ricostituzione di un welfare territoriale, nazionale ed europeo.

Dobbiamo invertire il flusso della moneta. Non più dal 99% all’1% ma dall’1% al 99%.

E poi c’è la drammatica irrilevanza politica del socialismo italiano, il quale seppur sia oggi, ancora di più rispetto a ieri, fondamentale per il suo bagaglio enorme di concetti ed idee, lotte e sacrifici, è rimasto senza una sua presenza nella quotidianità delle persone e senza una forza partitica ed organizzata che potessse rappresentarne i principi nella società. Quello che oggi è rimasto è solo una misera testimonianza, per il beneficio di pochi, di ciò che un volta ha rappresentato una delle più nobili aspirazioni della politica italiana.

Non ho come obiettivo la raccolta di quello che è rimasto del socialismo organizzato in Italia. Non voglio raccogliere cocci. Voglio invece provare ad iniziare un processo di rilancio del pensiero e dell’azione socialista, cercando di riempire le due ‘assenze’ sopra menzionate.
L’assenza dell’idea socialista nella quotidianità di milioni di donne e di uomini, e l’assenza di un soggetto politico socialista che ne rappresenti gli impulsi di reale cambiamento. Come? Nel primo caso attraverso una sincera azione territoriale, di resistenza e di assistenza sociale. Nel secondo caso, facendo convergere su un grande progetto sociale e socialista uomini e donne che per cultura, sensibilità e aspirazioni immaginano una Italia ed una Europa a dimensione d’uomo, in cui la politica sia la fonte direzionale del futuro degli Stati.

In questo quadro, uno dei nostri obiettivi principali è di elaborare le linee guida per un Nuovo Stato Sociale, premessa indispensabile per la costruzione di uno Stato e di un’Unione europea diversa e, direi, alternativa all’attuale.

Nel caso Grecia, per esempio, l’Europa non può abbandonare al suo destino il Paese, culla della civiltà europea e occidentale, e con essa 1,3 milioni di uomini e donne rimasti senza lavoro (pari al 26% della forza lavoro greca). Quale altro popolo potrebbe, infatti, sopportare una riduzione dei salari del 38% e delle pensioni del 45%? E’ mai accettabile che il 18% della gente non riesca a “mangiare”, il 32% si trovi al di sotto della soglia di povertà e il 33% viva senza alcuna copertura sanitaria?

E’ vero che i precedenti governi di Atene hanno responsabilità enormi, ma è altrettanto vero che è inaccettabile lasciare senza le sicurezze primarie un intero popolo. Oggi tocca alla Grecia ma domani potrebbe toccare ad altri. Ed una Europa lontana dalla più semplice forma di solidarietà non è la mia Europa. Una diversa dovrà essere conquistata, perché nessuno di chi è oggi al comando vorrà concedercela.

La situazione complessiva è così drammatica che nessuno responsabilmente può tirarsi fuori, fare finta di niente o semplicemente delegare ad altri la soluzione dei problemi. Oggi, anche piccoli aiuti o interventi possono, infatti, servire ad alleviare pesanti angosce di singoli o limitati gruppi di persone. Per riformare il nostro vivere e, se preferite, il nostro essere nel suo insieme bisogna cominciare dalla propria casa, dai Comuni, dai Municipi, perfino dai quartieri. Bisogna, cioè, lavorare intorno a un nuovo modello di città.

Questo non significa, ovviamente, sorvolare sull’analisi dei grandi problemi sociali. Significa semplicemente non trascurare le piccole soluzioni, come la sistemazione del parchetto di un Municipio, l’avvio di un pulmino per i disabili, la ricerca di nuove forme di lavoro e mestieri, la ristrutturazione di un pezzo, anche piccolo, della nostra storia.

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