Syriza vince (in Grecia) e (in Italia) non ci sono scorciatoie

Dobbiamo prima di tutto guardarci attorno e noteremo che siamo lontani anni luce dalla Grecia. Non tanto per la mancanza di forze autorevoli e numericamente corpose di sinistra o socialiste ma per la mancanza di interesse e di stimoli a costruirne una.

Qualche tempo addietro facevo notare ad un mio interlocutore che per le vie, per i bar, nelle piazze di Italia non si parla più da tempo di socialismo. Con noia e disinteresse si discorre, forse, di sinistra. Ma non si è in tanti.

Non ne parlano i giovani i quali, testimoni di una generazione letteralmente bruciata da una crisi decennale, si dilettano a trovare un lavoro che non c’è; ne parlano con rimpianto i meno giovani i quali, ahimè, risfogliano come automi le storie ed i personaggi che furono e che nessun aiuto posso oggi portare. Forse i giovanissimi, gli adolescenti, si rendono più visibili e politicamente attivi rispetto agli altri grazie allo strumento della scuola, punto strategico che concentra umori, emozioni, opinioni e lotte.

Guardiamoci, quindi, attorno.
Ora che Syriza ha vinto siamo certamente felici, inebriati e forse un pochino gelosi. Vorremmo sicuramente che qualcosa di simile si avverasse anche in Italia. Un cambio della guardia, un atto di rottura in chiave socialista, un nuovo corso fatto di speranze e di benessere più diffuso.
Vorremmo dire che la vittoria di Syriza è anche nostra, dopo decenni di delusioni, di smantellamenti e di scissioni, desidereremmo essere parte di quella vittoria, come se fossimo greci oppure come se Syriza fosse anche italiana.

Ma non lo è. E’ tutto un sogno e all’alba, smaltita la sbornia, saremo consapevoli del fatto che siamo soli. Piazze vuote, sparse individualità senza punto di aggregazione, senza direttive, senza guide, senza voglia, scoglionati e consapevoli di non poter essere utili ad una causa più nobile della nostra quotidianità. Il ritorno della centralità dell’uomo sul capitale.

Costruire una Syriza in Italia richiederebbe tanto tempo. Non mesi ma anni e richiederebbe non tanto un leader ma la capacità di un “pezzo di popolo” di tornare alla pura militanza politica per una battaglia sociale ed ideologica, intesa come contrasto all’ideologia neo liberista.
Possibilmente senza attendere che i morsi della fame costringano questo “pezzo di popolo” ad una azione necessaria.

È per questa semplice riflessione che ritengo che nessuna federazione o coordinamento a sinistra potrà mai risollevare la sinistra italiana o, tantomeno, il socialismo italiano se non spinta da una forza propulsiva popolare. Il socialismo e la sinistra potranno essere risollevate solo dalla presa di coscienza che ognuno di noi è fondamentale per una causa comune con la sua militanza attiva.

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