Il socialismo si valorizza dal basso

L’analisi del flusso dei voti sembra abbastanza chiaro e delineato. Il Partito Democratico divora con appetito il centro e dichiara inesorabilmente lo spegnimento del PSI. Spegnimento voluto, direi ricercato, dalla stessa dirigenza socialista.

Ci ritroviamo, quindi, in una situazione in cui il Partito Democratico si erge a perno invincibile nel panorama politico italiano, si cementifica al suo interno visto la portata della vittoria di Renzi, zittisce quella sparuta minoranza di sinistra che mai avrebbe avuto il coraggio di staccarsi dalle abbondanti mammelle del partito. D’Alema attende un incarico in Europa.

Con la voluminosa vittoria di Renzi si annullano tutti quegli auspici in una spaccatura a sinistra del PD, alla quale non ho mai creduto, e tutti quei tentativi di ricostruire una soggettività di sinistra includendo la sinistra PD. Anche SeL, o pezzi di SeL, si accingerebbe a correre dietro al Partito Democratico, fingendo una terza via tra opposizione e governo, seguendo, in ritardo, la linea Nencini in un appiattimento sui democratici.

Ma noi non viaggiamo su quella lunghezza d’onda. Se abbiamo messo insieme Convergenza Socialista è per fare altro. Altra politica, altro sentirsi socialisti, altro modus operandi.

Vogliamo essere un partito socialista e contribuire alla redifinizione della sinistra italiana, radicandoci da subito nei territori e trattando delle problematiche delle collettività nei territori. La nostra attività politica è prettamente comunale e, nel caso di grandi comuni, municipale. Il nostro lavoro è lì.

Per CS non esisterà mai una struttura superiore, zonale, regionale o nazionale, se non saremo in grado di essere presenti numerosi nei livelli sottostanti. E’ finito il tempo dei gruppetti, delle discussioni autoreferenziali, delle assemble infruttuose. Vogliamo costruire un partito socialista forte in questo Paese e l’unico modo è iniziare a parlare con la gente della propria borgata e fare politica socialista.

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