Manuel Santoro

Segretario politico nazionale di Convergenza Socialista

Gli anziani ed il welfare fai da te

In una società disgregata ed impoverita come la nostra la funzione dell’anziano, del pensionato, diventa fondamentale. La pensione permette sempre più la sopravvivenza di intere famiglie ed il ruolo di supporto familiare dell’anziano smorza pesantemente i costi gestionali di famiglie in cui entrambi i coniugi lavorano e la prole ha necessità di accudimento.

L’anziano pensionato permette la sopravvivenza, non solo economica, di più famiglie. Quella del pensionato stesso, quella dei suoi figli e, in una economia che non cresce da decenni e con un tasso di disocuppazione elevato, perfino dei nipoti. Generazioni bruciate che gli ultimi pensionati riescono ancora ad aiutare. Non ultimo, la pensione rappresenta l’ultimo ammortizzatore sociale e, per questo semplice motivo, dovrebbe essere valorizzata e non tagliata.

Gli anziani sono primattori del welfare «fai da te», quello che tiene insieme le nostre comunità e che ha ammortizzato gli impatti sociali della crisi. 9 milioni di longevi (3,2 milioni regolarmente) si prendono cura dei nipoti, 7 milioni contribuiscono al sostegno delle famiglie dei figli (di cui 1,5 milioni regolarmente, attivando un flusso redistributivo di risorse pari a 5,4 miliardi di euro all’anno), 4,7 milioni (972mila regolarmente) danno assistenza ad altri anziani bisognosi o non autosufficienti”. (Censis – Longevi e non autosufficienti in Italia: il piano della cultura sociale collettiva)

Il Censis, nella sua anticipazione dei risultati della ricerca “Longevi e non autosufficienti in Italia: il piano della cultura sociale collettiva” ci conferma e ci ribadisce l’utilità sociale della pensione e del ruolo dell’anziano, essenziale per l’economia ed il welfare fai da te.

Partiamo da un punto importante. L’anziano, il pensionato, avendo vissuto in una epoca molto differente, di certo non incancrenita da forme strutturali di deflazione e disoccupazione, ha potuto e voluto agire valorizzando il risparmio, antica pratica nostrana ormai smarrita da forme sempre più violente di finanziarizzazione dell’economia.

La ricchezza familiare netta delle famiglie anziane è cresciuta del 117,8% negli ultimi vent’anni (tra il 1991 e il 2012), cioè più del doppio di quella del totale delle famiglie italiane (+56,8%), e vale in media 273mila euro. Nel 1991 gli anziani detenevano il 19,3% della ricchezza familiare netta totale in Italia, nel 2002 la percentuale era diventata il 28,4%, oggi è salita al 34,2%. È quanto emerge da una ricerca realizzata dal Censis in collaborazione con Fondazione Generali. Negli anni si è avuto un considerevole spostamento della ricchezza verso le fasce più anziane della popolazione e ai giovani per ora non resta che aspettare l’eredità. Il 79,6% delle famiglie anziane (rispetto al 71,6% del totale delle famiglie italiane) possiede almeno un immobile tra abitazione principale, seconda casa, cantina, box, ecc”. (Censis – Longevi e non autosufficienti in Italia: il piano della cultura sociale collettiva)

Il quadro è abbastanza chiaro. Sono le generazioni passate ad aver avuto la possibilità ed il buon senso di risparmiare. Possibilità gradualmente negata alle ultime generazioni le quali si ritrovano oggi a dover guardare ai padri ed ai nonni come mai prima.

La pensione molto spesso, però, non basta. L’importo lordo medio dei redditi pensionistici è di 1.284 euro mensili, ma il 41% è sotto i mille euro. Questo costringe moltissimi, anche in età molto avanzata, ad integrare il reddito da pensione in altri modi. Come vedremo in corsivo sotto, sono quasi 3 milioni le persone con 65 anni e oltre che lavorano, in modo regolare o in nero, e sono 1,3 milioni coloro che lavorano avendo più di 70 anni. Una assurdità.

Per vivere meglio e per aiutare figli e nipoti la parola d’ordine è: integrare la pensione. Ormai le pensioni costituiscono solo il 64,3% del reddito familiare degli anziani, il resto è dato da redditi da capitale (27,6%) e da lavoro dipendente o derivanti dalla libera professione (8,1%). Sono quasi 2,7 milioni le persone con 65 anni e oltre che lavorano, in modo regolare o in nero: 1,7 milioni lavorano di tanto in tanto, 929mila con continuità. Tra i lavoratori anziani 1,3 milioni hanno più di 70 anni. Continua a lavorare in tarda età soprattutto chi ha un alto titolo di studio ed elevate competenze. Lavorano il 36,6% degli anziani laureati (di cui il 14,2% con continuità), il 28,6% dei diplomati (il 9,3% con continuità), il 25,8% di quelli con la licenza media (il 7,3% con continuità) e il 14,7% di quelli con la licenza elementare (il 6,3% con continuità)”. (Censis – Longevi e non autosufficienti in Italia: il piano della cultura sociale collettiva)

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