Manuel Santoro

Segretario politico nazionale di Convergenza Socialista

Stato legislativo delle persone senza fissa dimora

Il Registro della popolazione residente è uno strumento di raccolta delle informazioni anagrafiche relative a singole persone, famiglie, convivenze, che sono residenti in un determinato Comune.

Il Registro archivia i dati di residenza di tutti coloro che abitano in modo stabile nel territorio nazionale, e provvede all’esaustivo mantenimento dell’anagrafe della popolazione residente (Articolo 4 L.1228/1954).

Se consideriamo l’Articolo 1 L. 1228/1954 e l’Articolo 1 d.P.R. n. 223/1989, all’anagrafe sono registrate sia le posizioni riguardanti le singole persone, le famiglie e le convivenze, che hanno fissato nel comune la residenza, sia le posizioni riguardanti le persone senza fissa dimora che hanno stabilito nel comune il proprio domicilio.

La regola che permette l’individuazione del Comune competente all’iscrizione anagrafica è la residenza, la quale tende a coincidere con la dimora abituale. Di conseguenza, il Comune competente all’iscrizione anagrafica è l’ente dove il cittadino dimora abitualmente.

In questo senso, l’Articolo 2, primo comma, della legge 24 dicembre 1954, n. 1228 – Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente, Pubblicata nella Gazz. Uff. 12 gennaio 1955, n. 8, chiarisce che “è fatto obbligo ad ognuno di chiedere per sé e per le persone sulle quali esercita la potestà o la tutela, l’iscrizione nell’Anagrafe del Comune di dimora abituale”.

Per le persone, invece, che non hanno una dimora abituale, la legge prevede una via d’uscita. L’Articolo 2, terzo comma, della legge 24 dicembre 1954, n. 1228 – Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente, Pubblicata nella Gazz. Uff. 12 gennaio 1955, n. 8, dichiara che “la persona che non ha fissa dimora si considera residente nel Comune ove ha il domicilio, e in mancanza di questo, nel Comune di nascita”.

Chi è, quindi, la persona senza fissa dimora? E’ colui che non ha una dimora stabile ed effettiva per cause particolari: il ceto sociale di appartenenza (ad es. barboni, clochards ecc. ); lo svolgimento di una particolare attività lavorativa (giostrai, ambulanti ecc.). La persona senza fissa dimora è priva del legame con il territorio, mentre tale legame sembra essere la linea maestra per la legge anagrafica.

Chi non viene considerato persona senza fissa dimora è “…colui che per ragioni professionali o per mancanza di alloggio stabile si sposti frequentemente nell’ambito dello stesso Comune; è evidente, infatti, che in una simile circostanza l’unico problema che potrà sorgere sarà quello di stabilire l’indirizzo da riportare negli atti anagrafici, problema che, peraltro, potrà essere generalmente risolto interpellando lo stesso interessato”. Persona senza fissa dimora, invece, è “ai fini anagrafici, chi non abbia in alcun Comune quella dimora abituale che è elemento necessario per l’accertamento della residenza (girovaghi, artisti delle imprese spettacoli viaggianti, commercianti e artigiani ambulanti, ecc.); per tali persone si è adottato il criterio dell’iscrizione anagrafica nel Comune di domicilio” (Avvertenze, note illustrative e normativa AIRE, in Metodi e Norme – serie 6, n. 29 – ed. 1992). E per domicilio si intende il luogo ove la persona ha stabilito il luogo principale dei propri affari ed interessi (Articolo 43, Codice Civile).

Il domicilio richiede sia un elemento intenzionale che uno materiale, ovvero sia la volontà del soggetto di stabilire un centro dei propri interessi in un luogo sia una corrispondenza effettiva a tale manifestazione. Non può esistere, pertanto, un domicilio sulla base della sola dichiarazione di volontà del soggetto ma occorre un concreto e tangibile centro d’interessi (Cass. Civ. 17/5/1958, n. 1619).

A tal fine la persona senza fissa dimora dovrà indicare, se esiste, un proprio domicilio, già individuabile quale sede principale dei suoi affari e interessi, esibendo eventuale documentazione idonea a comprovare l’effettiva sussistenza di tale domicilio.

Se esiste un’abitazione come sede degli interessi della persona senza fissa dimora, è possibile compiere sopralluoghi, ma il controllo e la veridicità del fatto riguarderanno l’esistenza o meno dell’abitazione come centro degli affari e interessi della persona e non la sua presenza fisica, la quale rimane elemento del tutto accidentale. In mancanza, invece, di un immobile l’ufficiale d’anagrafe potrà acquisir prove documentali e dichiarazioni di parte, che potranno essere ugualmente idonee a dimostrare la sussistenza del domicilio.

Il non possedere una residenza anagrafica significa non solo non poter accedere a molti servizi socio-assistenziali, ma anche il non godere di alcuni diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, quali il diritto di voto e l’accesso al Sistema Sanitario Nazionale. E la condizione di senza fissa dimora produce problemi materiali rilevanti che rendono difficile la risoluzione del problema, a cominciare proprio dalla concreta eventualità di trovare e conservare un posto di lavoro e uscire, così, dalla marginalità.

Considerando, quindi, la complessità della situazione per le persone senza fissa dimora, la problematica di dichiarare o provare l’esistenza di un domicilio legato comunque al territorio e la rigidità, nonché l’inopportunità di una iscrizione al Comune di nascita del tutto slegata dal legame della persona senza fissa dimora con il territorio, l’ISTAT nella nota pubblicazione “Metodi e norme” n. 29/B del 1992 suggerisce, in analogia a quanto avviene per le indagini censuarie con la costituzione di una sezione speciale non territoriale, l’istituzione di una via territorialmente non esistente.

Alcuni punti importanti. La competenza per l’intitolazione di aree di circolazione è a carico della Giunta comunale la quale è tenuta ad ottenere l’autorizzazione al prefetto (art. 1, legge 23 giugno 1927, n. 1188).

La via territorialmente non esistente, poi, rientra nei compiti gestionali per i quali può intervenire direttamente l’ufficiale dell’ Anagrafe.

L’Ufficio dell’Anagrafe è l’ente competente preposto alla denominazione delle vie territorialmente non esistenti, ad eccezione dei casi in cui si tratti dell’intitolazione ad una persona (deceduta da almeno 10 anni o, con deroga, da tempo inferiore) per i quali resta in capo alla Giunta comunale.

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