Manuel Santoro

Segretario politico nazionale di Convergenza Socialista

‘Convergenza Socialista rilancia un pensiero storico.

Gentile Direttore, condivido lo spirito, l’impostazione e i contenuti dettagliati nelle sue riflessioni. Lei ha toccato diversi punti, sia di metodo sia di merito, che necessitano senza dubbio un approfondimento serio. Il primo punto fermo che vorrei rendere chiaro è dettato dall’incombente necessità di una politica di stampo socialista. Necessità che non è solamente auspicata ma è richiesta da milioni di donne e di uomini che lottano contro le quotidiane ingiustizie perpetrate da entità nascoste, quasi invisibili, in un mondo globalizzato, liquido, dove quello che è deciso in una stanza in Hong Kong oppure in un albergo in Davos determina il loro (e il nostro) destino. Partiamo, allora, da un primo fatto che hai giustamente tracciato nel tuo scritto.

Una società che vive e si evolve secondo direttrici economiche, politiche e, di conseguenza, sociali e comportamentali, dettate da pochi per il benessere di pochi e l’impoverimento di molti, richiede una politica, e quindi una forza, socialista forte, in ambito nazionale e internazionale, che sappia rispondere alle difficoltà di intere cittadinanze passate troppo velocemente da un capitalismo produttivo ad uno finanziario. L’apprezzamento del lavoro come mansione utile alla collettività e necessaria per il singolo non esiste più nelle forme che abbiamo conosciuto nel nostro passato. E non ritornerà più nelle forme care alla nostra memoria. Al lavoro si è sostituito il denaro come motore che produce altro denaro, rigenerandosi.

Siamo arrivati a questo punto senza battere ciglio, senza un sussulto, senza una vera opposizione. Anzi, ci siamo accasati a causa della nostra negligenza o, peggio, dando il nostro assenso ai diversi passaggi della Prima e della Seconda Repubblica. Conosciamo il tragitto travagliato che il nostro Paese ha percorso negli ultimi decenni, così come conosciamo il degrado politico e sociale accumulato durante la Prima Repubblica, distrutta dalle sue stesse colpe. Conosciamo tutti i rigenerati della politica italiana, i mentori della Seconda Repubblica, che con un semplice cambio di tunica hanno preteso che noi credessimo ad un nuovo avvenire da loro proposto, ad un nuovo traghettare verso rive più pulite e chiare.

Ma come potevano coloro che già non avevano avuto, nei decenni precedenti, gli utensili giusti per un’Italia pulita e solidale guidarci fuori da un pantano etico e politico?

La politica avrebbe dovuto fare un mea culpa purificatore e correggere le storture creatisi durante i primi (quasi) 50 anni di vita repubblicana. Non fu fatto e non crediamo, ora, ai maghi della Terza Repubblica dalla tunica cangiante. Ha ragione, quindi, quando afferma che il Partito Socialista ha avuto delle responsabilità gravissime sul piano politico ed economico, insieme a cattiva gestione del denaro pubblico, corruzione, crescita rapida del debito pubblico, drastica caduta dei valori morali e sociali. Riconosco gli errori fatti nel passato, recente e remoto. Da quando il PSI è stato fatto fuori dalla società, e non solo dalla politica, non si è più ripreso e anche oggi è una forza politicamente insignificante nei numeri. Non riesce a riprendere le fila di un ragionamento globale e di dettaglio che possa farne punto di riferimento per le classi più deboli, in difficoltà. Facciamo mea culpa, rimettiamo i santini dei padri del socialismo italiano nel cassetto, riammirandoli quando ci pare, e iniziamo un ragionamento serio per il presente e il futuro di questo Paese. Ragionamento che deve partire da un’attività di riflessione mirata prima di tutto alla comprensione della società globalizzata e delle sue sovrastrutture. Pensiero e azione.

Dobbiamo conoscere prima di tutto chi ci avversa ed operare di conseguenza. Da una parte, per un’attività di riflessione, che lei vede anche come impegno per i più anziani, è fondamentale conoscere il capitalismo odierno e trovare le forze motrici per un modello di sviluppo alternativo, misurabile su fattori di sostenibilità economica e sociale. Un modello alternativo che rintracci nel benessere dell’essere umano, e degli esseri viventi, i suoi tratti fondamentali.

Dall’altra, aprire le porte ai cittadini, includendoli nell’elaborazione delle idee e nella messa in pratica di atti politici nei territori, agendo direttamente sui temi anche da lei proposti. Sono convinto che oggi ci sia una forte necessità, anche inconscia, di socialismo. Sono le politiche socialiste a essere assenti nella società.

Penso che il socialismo abbia dentro di sé gli strumenti giusti per un risveglio sociale e democratico che solo un Partito Socialista forte nel consenso può attuare. Le politiche socialiste, nel senso più alto del termine, non hanno alcuna rappresentanza rilevante oggi in Italia. E nella società è del tutto mancante quel senso di solidarietà, di giustizia sociale, di etica compartecipazione alla vita pubblica che rappresentano i pilastri dell’essere socialista.

Questo mi porta a dire, quindi, che un Partito Socialista forte, in Italia, è necessario e dovremo fare di tutto per ricrearne i presupposti di crescita, iniziando proprio da dove questa crescita è richiesta. Dagli strati meno abbienti delle nostre città e periferie, dove l’indifferenza e la povertà regnano sovrane. Se volessimo brevemente racchiudere quello fin qui scritto, potremmo dire: necessità di una politica socialista e, di conseguenza, di un forte Partito Socialista Italiano.

Le “cose da fare” che lei espone sono, insieme al tema del lavoro, i punti che io condivido. Per due motivi. Primo, sono le necessità primarie di tutti e, in maggior modo, di chi ha poco o niente. In una società dove il concetto di famiglia si sta letteralmente americanizzando e i vicini di casa diventano sempre più anonimi, la solitudine in situazioni di povertà e abbandono deve essere affrontata con azioni umili e quotidiane. Secondo, sono necessità le cui risposte possono esser date territorialmente, a contatto diretto con le persone, e questo è vitale per un partito socialista.

Immagino al lavoro quotidiano che gruppi di cittadini e militanti possono fare nei territori, ognuno nel proprio pezzo d’Italia, per alleviare gli effetti di una crisi prolungata. Aggiungo alle sue proposte che dovremmo attivamente dare una mano, per esempio, a coloro che hanno deciso di aprire la partita Iva e, rientrati nel mercato del lavoro dopo esserne usciti a seguito della chiusura dell’azienda in cui lavoravano come dipendente, hanno aperto una attività. Nuove attività possono anche implicare nuovi mestieri in cerca di chi è disposto ad imparare e, in una società in crisi che in pochi anni è tornata indietro di decenni, i nuovi mestieri possono essere proprio i lavori dimenticati.

In questo senso, riprendo una iniziativa di diverse regioni italiane sulla “Valorizzazione e recupero degli antichi mestieri” che ha l’obiettivo di offrire l’opportunità di un inserimento lavorativo professionale, e con l’aiuto delle istituzioni locali, assicurare gli strumenti e le competenze teoriche e pratiche necessarie, incluse quelle che possono favorire la creazione di microimprese artigiane. Potremmo essere noi socialisti, ognuno nel proprio territorio, a creare un collegamento virtuoso tra cittadinanza, microimprese e istituzioni locali, dando così la possibilità alla comunità intera di tenere in vita i mestieri tradizionali a rischio di estinzione e favorire lo sviluppo di produzioni di nicchia con un conseguente aumento dell’interesse del turismo da prodotto.

Se riuscissimo ad essere il cordone ombellicale tra chi ha bisogno, i cittadini, e le istituzioni locali, cercando di far incontrare domanda ed offerta, avremmo fatto un gran passo in avanti verso un forza politica socialista, organizzata territorialmente, che ha un senso esistenziale, prima che politico. Estendiamo ora questo modus operandi in altri campi. Dalla lotta alla povertà e al disagio sociale alla necessità di un tetto, dall’assitenza sanitaria alla necessità sociale ed individuale dell’educazione e della cultura. Un partito socialista focalizzato sul lavoro territoriale nei termini sin qui descritti avrebbe un motivo di esistere ed una sua utilità sociale che lo renderebbe forte, visibile e votabile. Penso non si possa più attendere oltre. Ora tocca agire.

Approfitto dell’occasione per informarla che durante i lavori precongressuali in occasione dell’ultimo Congresso nazionale del Partito Socialista Italiano si è costituito, all’interno del partito, il gruppo operativo per il profondo rinnovamento del PSI chiamato ‘Convergenza Socialista’ avente come obiettivo il rilancio dell’idea e dell’azione socialista, iniziando dai territori. Una prima piattaforma politica e programmatica è stata presentata al PSI durante i lavori precongressuali. Sono state raccolte delle firme, e su queste direttrici, che anche qui ho ripreso e lei ha tracciato nel suo scritto, dovremo muoverci.

Gia’ pubblicato su Euronews.org.

Il gruppo è aperto a tutti gli interessati ai problemi sociali senza chiedere, naturalmente, alcuna iscrizione partitica. Quanto prima ci riuniremo alle porte di Roma (quindi lontani ma non troppo dai grandi centri decisionali) per definire le priorità strategiche e operative. Intendiamo, in parole povere, essere il motore di un rinnovamento e di un rilancio del ‘sentimento socialista’. Non ci sono posti, gratificazioni o premi in palio ma solo tanto lavoro da fare nei territori dove ognuno di noi vive.

Avremmo, quindi, un grande piacere che Euronews.org seguisse i nostri lavori. Inoltre, approfitto della circostanza, per invitare tutti i potenziali socialisti ‘giovani e meno giovani’ a manifestare via e-mail convergenzasocialista@gmail.com il proprio desiderio di partecipazione, sia nell’elaborazione delle idee che alle attività organizzative territoriali.Inizieremo da subito, nel limite delle nostre forze e sperando che crescano, l’azione socialista mirata alla elaborazione ed alla realizzazione nei territori dei punti di programma trattati. Grazie per l’attenzione e lo spazio accordatoci.

Manuel Santoro
Consiglio nazionale del Partito Socialista Italiano – 03/02/2014

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Questa voce è stata pubblicata il 7 febbraio 2014 da con tag , , , , .
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