Il primo passo verso l’Unione Bancaria Europea non e’ sufficiente

Pubblicato sul quotidiano socialista Avanti! online.

Un nuovo passo nella direzione di un’Unione Europea più completa è stato compiuto con l’accordo raggiunto all’Ecofin sull’unione bancaria. Accordo che dovrà passare al vaglio del Parlamento europeo, prima, e dell’Ecofin, dopo. Il passaggio di poche ore fa, per quanto significativo, non risolve, però, i problemi strutturali del sistema bancario europeo, prevedendo l’accordo per lo più una condivisione finanziaria delle possibili perdite delle banche con un salvadanaio europeo comune, con il possibile contributo dei contribuenti a livello nazionale, e tralasciando quello che sono le problematiche reali da affrontare con coraggio: separare le banche commerciali da quelle finanziarie; migliorare la capacità da parte delle banche di assorbire le perdite in modo tale da evitare possibili insolvenze e ridurre, così, il rischio di salvataggio pubblico; ridimensionare i grandi istituti bancari e finanziari di natura sistemica; affrontare con forza la rapida espansione dello shadow banking.

Il punto principale su cui si evita di agire è trovare una soluzione al problema del coinvolgimento del denaro pubblico nel salvataggio degli istituti bancari e finanziari, i quali hanno operato, sino a oggi, secondo la filosofia della “privatizzazione” dei profitti e della “socializzazione” delle perdite. Su questo tema le idee di Draghi sono chiare e riprendono sempre l’aiuto pubblico: la condivisione obbligatoria delle perdite con azionisti e bondholder è giustificata quando una banca è sull’orlo del collasso o il suo patrimonio è sotto i livelli minimi richiesti. Nel caso in cui la banca richiede di recuperare fondi e non può farlo ricorrendo al mercato con la necessaria rapidità, gli aiuti di Stato, tramite denaro pubblico, dovrebbero essere possibili senza il contributo alle perdite dei possessori delle obbligazioni bancarie.

In questo senso, il Consiglio europeo ha anche chiarito nel novembre di quest’anno che, prima di tutto, sono le banche a doversi fare promotore dell’aumento di capitale in caso di difficoltà, operando sia sul mercato sia tramite altre fonti private. Solo se questo non fosse sufficiente, soldi pubblici potrebbero essere usati a livello nazionale. Se anche questo non dovesse essere sufficiente, si prevederebbe l’utilizzo di strumenti europei, incluso il meccanismo europeo di stabilità (European Stability Mechanism -ESM). È, infatti, riportato nel documento del Consiglio sulla revisione degli asset delle banche europee del 15 Novembre 2013 che “se non sufficiente o in assenza di accesso ai mercati finanziari, gli Stati membri devono mobilitare tutti gli strumenti necessari per la ricapitalizzazione delle banche includendo (tra gli strumenti) il supporto pubblico”.

In sintesi, la ricapitalizzazione degli istituti bancari in Europa prevederebbe tre fasi di intervento: l’intervento della banca stessa sui mercati finanziari o tramite aiuto privato; l’aiuto del contribuente tramite aiuti di Stato; l’intervento a livello europeo. Prima la banca, poi il contribuente e, in ultimo, l’Europa. L’Europa solidale è ancora lontana e, vedremo, se l’accordo raggiunto all’Ecofin darà segni di novità sostanziale. Ne dubito.

Difatti, è chiarito nel Memo del 17 dicembre 2013 sull’unione bancaria dal titolo “A comprehensive EU response to the financial crisis: substantial progress towards a strong financial framework for Europe and a banking union for the eurozone” che i rischi legati a una mancanza di liquidità oppure a problemi d’insolvenza non possono essere esclusie si persevera facendo affidamento al fatto che nessuna banca europea che è incorsa in problematiche severe di liquidità dal 2008 a oggi, tranne alcune eccezioni, avrebbe avuto bisogno di extra ricapitalizzazione, con soldi pubblici, se avesse avuto livelli di capitali secondo la direttiva sui requisiti di capitale “CRD IV” e fosse stata salvata secondo le regole della direttiva sul salvataggio bancario “Bank Resolution and Recovery Directive”. Direttive su cui torneremo più in là.

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