Manuel Santoro

Segretario politico nazionale di Convergenza Socialista

Lady Merkel: sulla Grecia dichiarazioni infantili.

L’ultima dichiarazione della Merkel sulla Grecia è sicuramente infantile.
La Grecia non doveva essere ammessa nell’Eurozona”, rafforzato da “decisone fondamentalmente sbagliata”.

Naturalmente, Lady Merkel è in piena campagna elettorale ma, comunque sia, queste dichiarazioni non le fanno onore.
E’ senza dubbio vero che la Grecia ha vissuto per tanti anni al di sopra delle proprie possibilità, con un aumento degli stipendi nel settore pubblico del 50%, dal 1999 al 2007, ed è anche vero che la Grecia non è mai riuscita a contenere una evasione fiscale molto forte. Negli anni, la differenza tra uscite ed entrate è andata sempre più ingigantendosi ed è diventata ingestibile quando l’ultima crisi finanziaria ha toccato l’Europa.
Nel Maggio del 2010, l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale diedero alla Grecia 110 miliardi di Euro di prestiti, seguiti da altri 130 miliardi di euro, per aiutare la Grecia a far fronte a pagamenti verso i propri creditori.

Ma chi erano, o sono, questi creditori?

Sono banche, assicurazioni e fondi hedge, americani ed europei, come il Fondo Dart Management, Greylock Capital, Fir Tree, Brevan Howard e Third Point.
Molti di essi sono arrivati a raggiungere profitti maggiori del 100% del capitale investito.

Vedete, quando si parla di profitti, soprattutto nel mercato obbligazionario, quindi dei prestiti, tra un Paese ed un grande investitore, bisogna immaginare, soprattutto nel caso della Grecia, ad un flusso monetario che dall’economia reale (stipendi, pensioni, spesa, tasse, ecc) si sposta nei “balance sheet” di coloro che investono e che possiedono grandi quantità di obbligazioni (banche, assicurazioni, fondi).
Immaginate lo scorrere di un fiume che porta nelle casse di pochi i risparmi di moltissimi.

Poi c’è la Germania.
Come i grandi investitori, la Germania ne ha approfittato.
Appena la Grecia comunicò al mondo intero che aveva coperto per anni la verità sul proprio debito, per la Germania iniziò la bella vita. Mentre le economie dei Paesi come la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna e l’Italia iniziavano a tremare, attaccati dai cosiddetti speculatori finanziari, l’euro diminuiva da 1.5 dollari al minimo (degli ultimi 5 anni) di 1.19 dollari (4 Giugno 2010).
Un euro sempre più debole rispetto al dollaro permise un aumento delle esportazioni tedesche, un aumento della produzione e del tasso di occupazione. I tassi dei Buoni del Tesoro tedeschi a 10 anni scesero all’1,2%. Cresceva il mito dell’austerità tedesca che fece molto proselitismo in Europa arrivando in Italia, in Spagna ed in Grecia, per il benessere di pochi e la sofferenza di molti. Processo, questo, ancora in atto e lungi dall’essere archiviato.

Dall’altro parte dell’Europa, invece, i Paesi in difficoltà si avviavano (già previsto da P. Krugman) verso una svalutazione interna molto forte con un abbassamento dei salari, un aumento delle esportazioni ed un aumento dell’attrazione degli investitori stranieri, come le grandi multinazionali, per i gioielli ormai a buon mercato.
Quanto bene pubblico è stato privatizzato dallo scoppio della crisi in Europa? Quante aziende pubbliche attraggono, oggi, l’interesse dei grandi privati? Il tema delle privatizzazioni, anche in Italia, è sempre presente.

La Germania, quindi, ha beneficiato tantissimo dalla crisi greca. Affermare che l’entrata della Grecia nell’Eurozona sia stata una scelta sbagliata è scorretto non solo per i milioni di greci ridotti alla fame, ma anche per i milioni di europei che, in questi ultimi anni, hanno dovuto subire le politiche mercantilistiche tedesche.

Manuel Santoro
29.08.2013

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Questa voce è stata pubblicata il 29 agosto 2013 da con tag , , , , , , , , , , , , , , .
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