Manuel Santoro

Segretario politico nazionale di Convergenza Socialista

OPEC tra Euro e Dollaro.

Il probabile attacco alla Siria sta avendo un effetto prevedibile. Il prezzo del greggio (Brent crude oil) è in aumento. Il prezzo al barile potrebbe raggiungere i 150 dollari soprattutto se l’azione militare contro la Siria coinvolgerà regioni vicine e se ci saranno problemi con la distribuzione da produttori come l’Iraq. Si potrebbe anche arrivare ad una diminuzione di offerta del greggio di due milioni di barili al giorno.
Basti pensare che nel 1994 il prezzo del greggio era di 15,05 dollari al barile (Free on Board). Dieci anni dopo, nel 2004, di 35,12 dollari. Nel 2012, di 110,40 dollari al barile.

Ma le guerre hanno sempre costi economici e chi sicuramente li paga sono i Paesi in gran misura importatori di greggio, come l’Italia. Solitamente, i costi di tali Paesi si producono in un rallentamento o peggioramento dei parametri economici e, di conseguenza, in un peggioramento del PIL.

Le cause di una guerra, invece, possono essere diverse. La Siria non è un importante produttore di greggio e non è un punto di transito dell’oro nero. Ma è un Paese che, qualche anno fa, ha deciso così come l’Iraq, di adottare l’euro, e non più il dollaro, come moneta straniera per le transazioni. Naturalmente, stiamo discutendo di miliardi di dollari e del fatto che il “dollar standard” è in quotidiana lotta con un possibile “euro standard”. In particolare, la Federal Reserve, banca centrale degli Stati Uniti, ha il timore che l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di petrolio (OPEC) possa passare eventualmente all’euro.

Oggi l’OPEC stabilisce il prezzo del greggio in dollari ma, da qualche anno, si è insinuata silenziosamente l’idea di cambiare.

Era il 2008 quando il Segretario generale dell’OPEC, Abdullah al-Badri, disse che “forse possiamo stabilire il prezzo del greggio in euro”. Questa reazione era l’effetto di un dollaro molto debole, il cui valore di cambio, nel 2008, aveva raggiunto 1,6 dollari per 1 euro.
Il dollaro, oggi, è debole ma all’epoca lo era molto di più, e questa debolezza erode il potere di acquisto dei Paesi ricchi di greggio che vendono il proprio oro nero in cambio di petrodollari.

Saddam aveva già fatto il passo di passare all’euro nel 2000. Passo importante visto che l’Iraq è un importante esportatore di greggio nonché membro importante dell’OPEC. All’invasione dell’Iraq, motivata dalla bufala delle armi di distruzione di massa, è seguito il conflitto libico, altro Paese vicino all’euro e membro dell’OPEC.

La volontà di far cadere il governo siriano è da inquadrare in questa ottica.

Manuel Santoro
28.08.2013

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Questa voce è stata pubblicata il 28 agosto 2013 da con tag , , , , , , , , , , , .
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