Manuel Santoro

Segretario politico nazionale di Convergenza Socialista

Brevi cenni sul caso PSI.

Per un rilancio serio di un partito in “svendita” da troppo tempo (il PSI – Partito Socialista Italiano) vi è bisogno di una assunzione vera di responsabilità e, per fare ciò, dobbiamo leggere, criticamente e senza finzioni, i numeri che il PSI ha preso al Senato e confrontarli con le elezioni del 2008. Sono in pochi a parlarne. Sicuramente non ne parla la maggioranza del partito. Il PSI non si è presentato alla Camera. Si è, invece, presentato al Senato solamente in tre regioni italiane: Lazio, Campania e Calabria.

Iniziamo dal Lazio. Affluenza alle urne nel 2008 pari al 81,09%, poco sopra rispetto al 2013 che ha visto un’affluenza del 77,95%. Alle elezioni del 2008 il PSI prese 24.712 voti pari allo 0,8%. Nel 2013 i voti si sono letteralmente dimezzati con 12.654 voti pari allo 0,4%. Il netto tra le politiche del 2008 ed il 2013, al Senato, nel Lazio è di (-50%) dei voti.

Campania. Affluenza alle urne nel 2008 pari al 75,81%, sopra rispetto al 2013 che ha visto un’affluenza del 67,42%. Alle elezioni del 2008 il PSI prese 37.293 voti pari al 1,3%. Nel 2013 i voti sono scesi a 24.974 voti pari allo 0,9%. Il netto tra le politiche del 2008 ed il 2013, in Campania è di (-30,77%) dei voti.

Calabria. Affluenza alle urne nel 2008 pari al 71,02%, sopra rispetto al 2013 che ha visto un’affluenza del 62,08%. Alle elezioni del 2008 il PSI prese 26.029 voti pari al 2,8%. Nel 2013 i voti sono scesi a 20.060 voti pari allo 2,4%. Il netto tra le politiche del 2008 ed il 2013, al Senato, in Calabria è di (-14,3%) dei voti.
Ripartiamo da questi dati e rinnoviamo il partito.

Avere 6 eletti in Parlamento grazie ad altri (il PD) e non alle proprie forze necessita di un chiaro cambio di rotta nel partito ed una assunzione di responsabilità. Da questo punto non si sfugge. Mi aspetto un congresso di rinnovamento nell’indirizzo politico che faccia emergere l’orgoglio socialista di far parte di un partito glorioso e, aggiungo, una de-istituzionalizzazione del partito il quale si deve rendere conto dell’importanza del far politica nei territori e non solo tra gruppi dirigenti e tra i palazzi che contano.

Manuel Santoro

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4 commenti su “Brevi cenni sul caso PSI.

  1. g_falcetta
    4 marzo 2013

    condivido in pieno la tua analisi

  2. GIOVANNI BELLOMO
    5 marzo 2013

    i dati parlano da soli:io mi chiedo perchè?Ho tentato una risposta, i mass-media hanno oscurato da decenni il PSI e i quadri dirigenti hanno scelto la scorciatoia,mettendosi nelle mani dei carnefici,cioè il PD.

  3. ilmarxismolibertario
    5 marzo 2013

    Ritengo che il PSI non esista più se non come l’utilizzo di questa sigla per il PD. Se si è realisti non esistono spazi di manovra per cambiare la direzione nenciniana in un Congresso dove fatalmente la sua linea sarà vincente. In fondo 6 parlamentari hanno un peso notevole fosse solo per una questione economica.E’ necessario quindi costruire una forza socialista al di là di questo ectoplasma di partito.
    Stefano Santarelli

  4. manuelsantoro
    5 marzo 2013

    La netta erosione di consensi denota un distacco profondo con la società, con i territori. Tutta l’operazione PSI-PD che ha portato sei socialisti in Parlamento si e’ consumata tra gruppi dirigenti ed e’ stata pagata con una crescente irrilevanza nei territori. Non so se il PSI sopravviverà nell’immediato futuro oppure sceglierà di sciogliersi nel PD. Il prossimo Congresso dovrà chiarire questo aspetto e, nel secondo caso, si darà il via formale alla costruzione di una forza socialista che non potrà non essere che un nuovo partito. Altro punto di riflessione e’ dato dalla futura nuova legge elettorale. Penso che si andrà a votare presto e con una nuova legge elettorale il PSI potrebbe trovarsi nella situazione di dover cercare i voti (che non ci sono) da solo.

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