Manuel Santoro

Segretario politico nazionale di Convergenza Socialista

La risposta socialista. Cause, effetti e proposte “contro la crisi”.

CONTRIBUTO PER L’INCONTRO di LUNEDI’ 13 ALLA SEZIONE SOCIALISTA A ROMA IN VIA APPIA NUOVA 361.

PRIMA PARTE – CAUSE

La causa primaria delle crisi della finanza e delle economie reali è la distorta evoluzione della struttura del sistema monetario.

La struttura del sistema monetario è un insieme di regole ed atteggiamenti in divenire, chiare al suo interno, la cui evoluzione ed espansione nel tempo ha inglobato un numero maggiore di Paesi e, quindi, di popoli causando la traslazione di modelli sociale e culturali verso forme più egoistiche ed oligarchiche.

Il modo aggressivo in cui tale struttura opera è sistemico, culturalmente assimilato, globalmente accettato e perseguito.

La struttura del sistema monetario, oggi globalizzato, è lo strumento grazie al quale il grande capitale bancario e finanziario detta le sue regole.

Oggi noi possiamo dire di aver perso una partita importante. Non una battaglia, ma forse la guerra tra l’eterna lotta tra il bene comune e gli interessi privati. In particolare, tra i popoli ed il grande capitale bancario e finanziario.

La storia dell’uomo è puntellata da episodi in cui si sono combattute battaglie politiche epocali tra il bene pubblico (dei molti) ed il bene privato (dei pochi).

Ritengo che la fonte primordiale delle storture delle economie reali e, quindi, delle varie povertà nel mondo, sia da ricercare nelle seguenti problematiche:

1)      Il primo problema è il ruolo delle Banche Centrali. Una delle mansioni, oggi, di una Banca Centrale è quella di stampare (quindi creare) ed emettere (o meglio prestare), denaro. Una Banca Centrale presta la moneta creata in due modi: a) al Tesoro (quindi al “pubblico”) in cambio di Titoli di Stato o Buoni del Tesoro o Bonds (in USA); oppure b) alle grandi banche commerciali (e.s. Quantitative Easing) in cambio sempre di Titoli di Stato di quel Paese. Le grandi banche sono le prime a ricevere grandi quantitativi di capitale in quanto sono le uniche ad avere grandi quantità di Titoli.

2)      Il secondo problema segue. Vale a dire, se una Banca Centrale crea moneta (e vedremo che questo viene fatto anche da tutte le banche commerciali), è evidente che tale Banca non dovrebbe ricercare la massimizzazione dei profitti dei suoi shareholders. Ne consegue che, tale Banca Centrale, non deve e non può essere a tenuta privata.

Per quanto riguarda il primo punto, fonte importante del debito pubblico di un Paese è l’emissione della moneta da parte della Banca Centrale.

Le Banche Centrali stampano moneta e la prestano comprando Titoli di Stato.

Il Tesoro si indebita per il valore nominale del denaro preso in prestito mentre la Banca Centrale, avendo comprato i Buoni del Tesoro, fa profitto sia sugli interessi sul capitale prestato, sia sulla differenza tra il valore nominale del prestito ed il suo reale valore/costo tipografico. Su questa differenza le Banche Centrali fanno tantissimi soldi.

E’ evidente che se una Banca Centrale è privata, vale a dire i suoi azionisti di maggioranza sono Banche, Assicurazioni, ecc (comela Bancad’Italia), il profitto chela BancaCentralefa sull’emissione di moneta e, quindi sull’acquisto dei Titoli di Stato, va a beneficio dei suoi azionisti. Ogni istituto privato fa gli interessi dei suoi azionisti.

Naturalmente non dico che una Banca Centrale debba essere del tutto pubblica in quanto non sarebbe indipendente dall’interesse politico (soprattutto sotto elezioni), ma sicuramente si possono trovare soluzioni secondo le quali una Banca Centrale può essere indipendente dal potere politico ma controllata con poteri reali da essa. Soprattutto, la differenza tra il valore nominale ed il valore reale/tipografico della banconota deve essere incassata da mani pubbliche.

Altro punto, invece, è la creazione e l’emissione di moneta direttamente nel mercato secondario. Questo processo consiste nel prestare denaro appena stampato alle grandi Banche Commerciali in cambio di Titoli di Stato. Questo fenomeno è comunemente chiamato “Quantitative Easing” (vedi crisi dal 2008) ed è solitamente perseguito duranti crisi monetarie, vale a dire durante periodi di elevata carenza di liquidità.

Il processo del Quantitative Easing inizia conla BancaCentraleche compra i Titoli di Stato dal mercato secondario. Non li compra dal Tesoro ma direttamente dal mercato. Ma chi detiene vaste quantità di Titoli nel mercato? Naturalmente le banche. Prime fra tutti Goldman Sachs, JP Morgan e Citigroup, le quali ricevono durante il processo miliardi di dollari (in questo caso)in banconote in cambio di un equivalente valore in obbligazioni nazionali. E’ evidente che in un sistema economico hyper-reattivo (irrealistico), l’immissione di tutto questo contante causerebbe l’immediato innalzamento dei prezzi dei beni al consumo ed il conseguente abbassamento del potere d’acquisto all’interno dell’intero sistema economico. In un sistema economico hyper-reattivo, l’aumento dell’offerta di moneta (e quindi della “ricchezza”) sarebbe immediatamente bilanciata dal relativo aumento dei prezzi. In questo contesto irrealistico, nessuno ci guadagna e non ci sono benefici per la società se non, forse, nel lungo periodo. Solo nel lungo periodo, infatti, si avrebbe la speranza che le banche ricomincino a prestare denaro per investimenti, che la domanda di beni aumenti così come la produzione e, quindi, l’occupazione. Ma i processi di scarico dell’inflazione nei vari tessuti della società ha tempi non immediati. Il sistema economico non è hyper-reattivo, ha i suoi tempi, e nel breve periodo qualcuno di guadagna (molto) grazie al Quantitative Easing.

Quando il Quantitative Easing è in moto, ed è un processo rapido, le banche ricevono contanti per Titoli mentre, nella società, i prezzi di beni e consumi continuano ad essere sempre quelli pre-Quantitative Easing. Non essendo aumentati i prezzi, i primi “ricevitori” del contante godono di un aumento di capitale. In parole povere, essi sono più ricchi. Mentre le grandi Banche aumentano il loro capitale, quindi, si arricchiscono con l’aumento dell’offerta di moneta, i prezzi non hanno ancora avuto modo di adeguarsi nei rivoli “monetariamente” inferiori della società. Naturalmente, le banche incrementano i loro prestiti ad altre banche e fanno trading nei mercati azionari evitando prestiti ai privati per investimenti, soprattutto in una economia debole.

Le banche che ricevono i prestiti investono e fanno anche, a loro volta, prestiti. E così a catena sino a quando l’aumento del livello dei prezzi aumenta conseguentemente al processo di propagazione della moneta nella società e raggiunge un suo equilibrio con l’aumento dell’offerta di moneta. Appena questo aumento dell’offerta di moneta è percepita dal consumatore medio, il livello dei prezzi è già adeguato ed il gioco è finito.

Le cause delle crisi che sino ad oggi abbiamo avuto ed avremo sono sistemiche, strutturali e fortemente intrecciate. Se consideriamo il sistema monetario come la fonte in cui ricercare queste cause, allora penso possiamo essere concordi sui seguenti punti:

Il primo è capire che tipo di protezione pubblica il popolo ha quando si crea una Banca Centrale e le si da il compito di emettere moneta dal nulla, senza copertura, con buona pace dell’accordo di Bretton Woods.La Federal Reserve, per esempio, è un sistema misto che potremmo definire come una entità indipendente all’interno di un contesto pubblico.

La Banca d’Italia, invece, è per il 94% di proprietà di banche e assicurazioni private come Intesa Sanpaolo S.p.A., UniCredito Italiano S.p.A., Assicurazioni Generali S.p.A., ecc. Oggi la Bancad’Italia non stampa più moneta cartacea.

Il secondo punto è capire il danno strutturale che le Banche Centrali, di natura privata, possono procurare stampando e prestando denaro al Tesoro in cambio di Titoli di Stato, indebitando così lo Stato per il valore nominale, e non tipografico, della moneta prestata. Per non parlare degli interessi sul capitale prestato.

Il terzo problema è il Quantitative Easing, operazione dovuta a valle però di una crisi strutturale del sistema monetario già in atto, che aumenta l’offerta di moneta portando eventualmente ad un aumento dei prezzi e, quindi, ad una diminuzione del potere d’acquisto. In effetti, questo punto è un effetto la cui causa è la scarsità di offerta di moneta causata da una crisi di struttura del sistema monetario. In questo caso, diminuire il tasso di interessi non è sufficiente a far ripartire la circolazione della moneta nel sistema economico. Però, va detto, che il Quantitative Easing è anche la causa di una drammatica diminuzione del potere d’acquisto.

Il quarto punto è comprendere come forse il vero problema che noi tutti oggi abbiamo sia la creazione di denaro operata con diligenza dalle banche commerciali tramite il sistema “a riserva frazionaria”.

C’è un interessante libretto emesso dalla Federal Reserve di Chicago intitolato “La moderna Meccanica del Denaro – Manuale sulle riserve bancarie e sull’espansione dei depositi”.

In questo manuale vi è spiegato nel dettaglio le modalità, le procedure usate dalla Banca Centrale e dalle banche commerciali, per l’espansione dei depositi o, più comunemente detto, per la creazione del denaro.

Senza entrare nel dettaglio tecnico, un piccolo paragrafo dal titolo interessante“Chi crea il denaro?” può essere illuminante:

“Cambiamenti nella quantità di moneta può esserci con l’azione della Federal Reserve (la banca centrale), istituzioni depositarie (principalmente banche commerciali), oppure la cittadinanza, la gente. Il controllo maggiore, comunque, rimane nelle mani della Banca Centrale.

Il processo attuale della creazione del denaro avviene primariamente nelle banche. Come fatto notare, la disponibilità delle banche è la moneta. Queste disponibilità sono i conti correnti dei clienti. Essi aumentano quando i clienti depositano denaro e assegni, e quando i prestiti fatti dalle banche sono accreditati nei conti correnti dei riceventi. In assenza di un requisito legale di riserva, le banche possono aumentare i depositi aumentando i prestiti e gli investimenti. E questo sino a quando mantengono abbastanza denaro per coprire le richieste di prelievo della clientela. Questa peculiarità del sistema bancario fu scoperto molti secoli fa.

Iniziò tutto dagli orafi, i primi banchieri. Essi offrivano inizialmente un servizio di vigilanza e salvaguardia, facendo profitto tramite la richiesta di compenso per il deposito di oro e di monete nelle loro casseforti. La gente aveva il diritto di prelevare oro e monete consegnando la ricevuta di deposito in ogni momento. Presto ci si rese conto che era molto più semplice usare direttamente le ricevute di deposito come mezzo di pagamento, invece dell’oro o delle monete. Queste ricevute, le quali cominciarono ad essere conosciute come “note”, erano accettabili come moneta in quanto chiunque ne fosse in possesso poteva andare dai banchieri e chiedere di scambiarle con moneta metallica. Poi, i banchieri scoprirono che potevano fare prestiti solamente sulle promesse di pagamento, o banco note, ai prestatori. In questo modo le banche iniziarono a creare moneta.”

La quinta causa è la latitanza della politica, a tutti i livelli.

Nel 1995 si raggiunse l’accordo mondiale del commercio in cui si conferirono poteri reali sovrannazionali alle multinazionali, alla Banca Mondiale ed al Fondo Monetario Internazionale, senza alcun controllo della politica. Politica che ancora oggi latita ad organizzarsi a livello europeo ed internazionale.

L’impatto della crisi, l’ultima in particolare, sul tessuto produttivo, sull’economia reale, è l’effetto di una chirurgica ed autonoma autoregolamentazione del sistema finanziario e bancario multinazionale, lontana da un controllo politico altrettanto internazionale.

Il nodo strutturale da risolvere è l’incapacità della politica di organizzarsi e strutturarsi in modo tale da poter competere con la grande finanza ed i grandi istituti bancari i quali, da decenni, sono ormai completamente organizzati a livello internazionale.

Il mondo in cui la politica nazionale regolamentava la finanza ed il bancario nazionale è ormai svanito.

Il grande sistema bancario e finanziario si è internazionalizzato, salendo di livello, escludendo così la politica incapace di organizzarsi similarmente.

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