Manuel Santoro

Segretario politico nazionale di Convergenza Socialista

I due blocchi d’Europa in un conflitto pericolosamente lungo.

E’ paradossale come, dopo 13 anni dall’entrata dell’euro nelle nostre vite, i 10 Paesi che hanno mantenuto la moneta nazionale abbiano mostrato, negli anni, dati economici positivi rispetto ai 17 aderenti alla moneta europea. E’ altresì paradossale come l’introduzione dell’euro sia avvenuta tra Paesi tendenzialmente egoistici delle proprie priorità nazionali senza, quindi, un reale processo di sintesi dei processi economici e finanziari verso forme più europeizzanti e solidali di cooperazione sociale.

L’Europa, oggi, è divisa in due blocchi: i “pro-stabilità dei prezzi” (i forti) ed i “pro-crescita” (i deboli). Divisione, questa, prodotta essenzialmente dagli effetti destabilizzanti sulla moneta unica che il modello neo-mercantilista di crescita della Germania produce a livello economico e sociale.

E’ indubbio che la Germania abbia avuto sino ad oggi grandi vantaggi dalla moneta unica ed è altresì indubbio che il blocco dei salari e del mercato interno del Paese e, contemporaneamente, l’espansione dell’export, abbiano contribuito ad un vorticoso peggioramento dei dati economici dei Paesi deboli. La ricerca costante della stabilità dei prezzi da parte della Germania, infatti, cozza con la ricerca della crescita da parte dei Paesi deboli, inclusa l’Italia, i quali non hanno strumenti per contrastare l’invasione dell’export tedesco essendo legate dal vincolo comunitario della moneta unica.

L’elevato e competitivo export tedesco svilisce la competitività delle aziende dei Paesi deboli il che causa una diminuzione della domanda interna a cui segue una diminuzione della produttività dei prodotti interni, un aumento considerevole della disoccupazione, una diminuzione dei redditi e, quindi, delle entrate fiscali e, a parità di uscite, un aumento del debito.

Oggi risolvere il problema del debito non significa solo “quanto” ripagare. Significa soprattutto “come” ripagare. Se il debito pubblico dei Paesi deboli tende ad aumentare, al netto delle manovre correttive e con una assenza di crescita economica, allora il nocciolo del problema è risolvere il conflitto tra i due blocchi d’Europa. Conflitto destinato a protrarsi pericolosamente per anni, a meno che la politica non prenda coraggio e si assuma la responsabilità di evolversi verso forme sempre più integrate e condivise di azione politica.

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