Manuel Santoro

Segretario politico nazionale di Convergenza Socialista

Documento politico-programmatico di un Partito Socialista Italiano.

Un personale contributo in vista dell’Assemblea del PSI di Fiuggi del 2,3 e 4 Dicembre 2011.

INTRODUZIONE – A SINISTRA

In Italia, ed in Europa, un nuovo modello politico a sinistra e di sinistra è possibile. Una sinistra aperta, inclusiva, democratica, plurale, meritocratica, paritaria ed accogliente di tutte quelle idee, idealità e programmi che sorgano nel nome della libertà, dell’eguaglianza e della giustizia sociale. Una sinistra che sia azionista, ecologista, democratica, laica, liberale, libertaria e socialista. Una sinistra radicalmente riformista. Una sinistra che sappia valorizzare e perseguire con saggezza un ancoraggio forte con i cittadini, con le comunità, con la società intera nei suoi mille rivoli. Una sinistra che sappia ricercare costantemente un rapporto privilegiato con la base, e dalla base, comprendere i problemi ed i bisogni reali della società.

Negli ultimi decenni la società italiana si è culturalmente e socialmente impoverita, degradata, impaurita. Tale processo recessivo ha coinvolto la politica, tutta, nella sfera dell’autorevolezza, delle capacità, dell’intelligenza. Pezzi importanti di nomenclatura sono scomparsi con la Prima Repubblica e, con loro, nel bene e nel male, una certa dialettica saggia, mai volgare e populista. Da una parte, infatti, la comparsa di sistemi elettorali sostitutivi della concezione inclusivista del proporzionale ha rimosso pezzi consistenti della società civile dall’essere laicamente rappresentati, inaridendo il dibattito politico, declassando parte della partecipazione culturale e sociale nei sotterranei della società attiva, all’ombra dei palazzi del potere; dall’altra parte, la sinistra non ha saputo ridefinirsi come forza aperta alle individualità ed ai corpi intermedi, vagando nel dopo muro di Berlino. E’ evidente come, mentre da un lato si sia verificato l’avvento di forze politiche tendenzialmente raccoglitrici delle semplificazioni del popolo, dall’altro lato i partiti a sinistra dell’arco parlamentare, inclusi quelli via via geneticamente modificati nel dopo PCI, abbiano visto dileguarsi un ancoraggio culturale ed ideale con la propria gente. Lentamente, l’individuo, l’elettore, il militante, che aveva, a sinistra, un punto di riferimento consolidato nel tempo, si è visto orfano e, vagando negli anni alla ricerca di un approdo familiare, si è culturalmente metamorfosato in qualcosa di diverso oppure eclissato nell’indifferenza.

E’ un fatto che, nei vent’anni che ci separano dall’implosione della prima Repubblica, la sinistra in Italia si sia vista lentamente erosa nelle idee e nel consenso. Se mentre da un lato il graduale scivolamento verso posizioni più moderate, con susseguenti scissioni, ha avuto il suo peso, dall’altro una sempre più spiccata propensione autoreferenziale e svariati tentativi di rinascita politica ricercati dai quadri dirigenti verso la base ha fatto il resto, creando un distacco profondo con la militanza ed inaridendo le menti più volenterose.

Negli anni la sinistra ha lasciato per strada un numero enorme di elettori, simpatizzanti, militanti e questo impoverimento culturale ed umano ha lasciato terreno aperto ai valori delle destre.
Anche in politica economica.

IN ITALIA

Ai primi del mese di Agosto 2011, il tasso di interesse dei titoli di stato italiani a dieci anni era più del 6%. Poco più alto vi era quello spagnolo. Nel Novembre 20011 si è superato il 7%. L’elevato rapporto debito/PIL e la minuscola crescita sono i problemi strutturali del nostro Paese. E’ fondamentale riprendere a crescere il che significa favorire soprattutto gli investimenti e, quindi, la spesa in conto capitale tenendo però bene in mente che perseguire la strada della spesa su debito con un rapporto debito/PIL del 120% diventa pericoloso e sconsigliabile.

Di certo non siamo l’unico Paese ad avere problemi di debito pubblico anche se il nostro è veramente elevato. Un elevato debito induce le agenzie di rating a declassare i Paesi fiscalmente poco virtuosi il che implica l’innalzamento dei tassi sulle obbligazioni. L’Italia, rimanendo in tema, è classificata con una A2 da Moody’s e con un A/A-1 da S&P.

NEL MONDO

Parallelamente ai mercati obbligazionari, la crisi del 2008, la caduta del Marzo 2009 e l’ultima di Agosto 2011, hanno frantumato la credibilità di molti in una ripresa dei mercati azionari per ragioni da ricercare da entrambi i lati dell’atlantico.

La prima ragione è il problema dei debiti nazionali in Europa. Se l’Europa fosse una federazione di Stati, come lo sono gli Stati Uniti d’America, il problema del debito sarebbe un problema minore. Certo ci sarebbe il problema dell’innalzamento dei tassi di interesse sui debiti europei emessi (Eurobond) nel caso di downgrading del rating, ma ad oggi il rating sarebbe una tripla A garantiti dalla Germania, Francia, Austria, Finlandia, ecc.

La seconda ragione è il tasso di disoccupazione americano. La crisi del 2008 ed il fallimento della Lehman Brothers hanno devastato l’economia americana con ripercussioni mondiali facendola avvicinare pericolosamente verso regimi deflazionistici. Gli effetti pre-deflazionisitici riscontrabili in un abbassamento rapido dei prezzi al consumo, nella riduzione della liquidità monetaria, nella chiusura delle aziende ed nell’incremento della disoccupazione c’erano e ci sono tutti. Nel tentativo di evitare processi deflazionistici sempre più acuti e dolorosi, la Federal Reserve, la quale ha il dovere di ricercare sia la stabilità dei prezzi sia la piena occupazione (al contrario della BCE che non prevede statutariamente alcuna ricerca alla piena occupazione), ha deciso di adottare una misura fiscalmente standard come l’abbassamento quasi a zero dei tassi di interesse ed una misura straordinaria che prende il nome di “Quantitative Easing – QE” (alleggerimento quantitativo). Di certo, in un contesto macroeconomico normale, una Banca centrale usa l’abbassamento dei tassi di interessi nominali per cercare di non avviarsi troppo verso una spirale deflazionistica. L’abbassamento dei tassi, infatti, è lo strumento fiscale che permette l’abbassamento del costo legato al prestito di denaro, contribuendo così ad un aumento della circolazione della moneta, un aumento degli investimenti, dei consumi, quindi della produzione e, infine, della occupazione. Ma se si è in un contesto macroeconomico prosciugato di liquidità, il che significa con un bassissimo livello di circolazione di moneta, lo strumento dei tassi di interesse non basta e si passa a misure straordinarie come il Quantitative Easing.

Il Quantitative Easing consiste nell’immettere nell’economia di un Paese (come è stato fatto e sarà probabilmente fatto ancora negli Stati Uniti con il QEIII e quasi sicuramente in Europa) una notevole quantità di moneta. Oltre a tenere bassi i tassi di interesse, quasi allo zero, sino al 2013, gli Stati Uniti hanno già perseguito due round di QE (QEI e QEII) incrementando enormemente l’offerta di moneta. Quando si procede con questo operazione di iniezione di capitale, che è per lo più immediata e/o dilazionata nel tempo, il prezzo dei servizi e dei beni al consumo aumentano (non immediatamente) riducendo così il potere d’acquisto della moneta stessa. Naturalmente, l’aumento dei prezzi non avviene rapidamente ma ha i suoi tempi. Raggiunge il consumatore solo dopo diversi passaggi, giù lungo la scala monetaria. Ed è proprio durante questi passaggi che chi detenendo e vendendo vaste quantità di buoni del Tesoro alle Banche centrali sul mercato secondario vede incrementare i propri profitti.

UN CONFLITTO TRA LIVELLI. NON PIU’ TRA CLASSI

La crisi del 2008 è globalmente strutturale nei risvolti finanziari e bancari. L’impatto della crisi, l’ultima in particolare, sul tessuto produttivo, sull’economia reale, è l’effetto di una chirurgica ed autonoma autoregolamentazione del sistema finanziario e bancario multinazionale, lontana da un controllo politico altrettanto internazionale. Non si tratta, in codesto documento, delle realtà medio-piccole, sia nella finanza che nel bancario, giustamente regolamentate a livello nazionale, le quali hanno e devono avere un ruolo nell’economia di una società. Si evince, invece, come il nodo strutturale da risolvere sia l’incapacità della politica, special modo di sinistra, di organizzarsi e strutturarsi in modo tale da poter competere con la grande finanza ed i grandi istituti bancari i quali, da decenni, sono ormai complementarmente organizzati a livello internazionale. Si evince come il mondo in cui la politica nazionale regolamentava la finanza ed il bancario nazionale sia ormai svanito. Si evince come, negli ultimi decenni, il grande sistema bancario e finanziario si sia internazionalizzato, salendo di livello, escludendo così la politica incapace di organizzarsi similarmente.

Siamo ad un conflitto tra livelli. Un livello basso composto dalla società civile tutta e dalla politica segregati in un ambito nazionale e, quindi, localistico. Un livello alto composto dal grande capitale la cui globalizzazione dei processi bancari e finanziari ha prodotto una convergenza transnazionale in grado di autoregolarsi bypassando le diverse regole nazionali e le deboli regole internazionali. Un esempio su tutti è il processo di creazione del denaro ed espansione dei depositi bancari spiegato alla luce del sole nel “Modern Money Mechanics” dalla Federal Reserve Bank di Chicago stampato in USA nel 1994. Questo libretto (“Workbook on Bank Reserves and Deposit Expansion”) altro non è che una circolare interbancaria che spiega cosa e come le banche, tutte, possono operare per l’espansione dei depositi tramite prestiti in moneta elettronica.

E’ in questo quadro che il Partito Socialista Italiano ricerca la propria anima.

Un’anima socialista.
Un’anima ad oggi invisibile che attende di essere rivelata. Un’anima che  raccoglie un popolo in diaspora, plurale, profondamente laico, composta da cittadini, elettori, militanti che hanno prospettive comuni e sono inconsapevoli di essere in tanti. Un’anima composta da uomini e donne che vivono quotidianamente una vita impegnata e che ricercano senza successo un luogo dove sia possibile discutere, interagire e mettere in pratica le proprie idee. Un’anima composta da elettori, simpatizzanti e militanti socialisti orfani da tanto tempo, senza più alcun punto di riferimento. Un’anima che fa politica nei territori e per i territori, investendo in un processo culturale di lungo periodo. Un’anima che forgia la sua forza nella società solo attraverso un processo lungo di sintesi politica.

Un’economia a misura d’uomo.
Quando si discute dello sviluppo di un Paese si discute esclusivamente del suo sviluppo economico, non culturale, sociale, ambientale. E questo è, di certo, un limite. Lo sviluppo complessivo di un Paese si riduce miseramente a cartina di tornasole della sua sola crescita economica come se questo fosse sufficiente ad innalzare gli standard di vita della popolazione e ad aumentare il benessere e la qualità della vita del cittadino. E’ condizione necessaria ma di certo non sufficiente.

Se poi, la rincorsa sfrenata alla sola crescita economica, oltre che a deprimere la qualità della vita di sacche sempre più vaste di popolazione, ti dimentica riducendoti a vittima sacrificale di forme sempre più incisive di povertà, allora alla beffa c’è anche il danno.

Teniamo conto, infatti, che il reddito disponibile delle famiglie, dal 2000 ad oggi, si è ridotto del 4% per il quintile più povero della popolazione a fronte di una crescita del 9% del PIL pro-capite. Il divario tra la fetta più ricca e quella più povera della popolazione italiana è aumentato.

Quando si percepisce, quasi a pelle, la stanchezza nell’essere forzatamente imprigionati nella povertà e nella miseria della propria condizione sociale mentre intorno si dispiega sfacciatamente il graduale dissolvimento della solidarietà umana per colpa di una cultura di stampo liberista, ci si rende testimoni di una vera rassegnazione sociale e civile. Una lenta morte culturale che tiene il passo ad un degrado sociale ed economico decennale. Sono otto i milioni di cittadini italiani che vivono in condizione di povertà e quasi quattro milioni in povertà assoluta. Tutti rivendicano con rabbia la riconquista della propria dignità di essere umano.

E’, allora, indubbio che la società italiana vada rifondata nel suo tessuto economico valorizzando una economia a misura d’uomo.

LA NECESSITA’ DI UN CAMBIAMENTO

In Italia, in Europa, un nuovo modello di società è possibile. Un modello che difenda la centralità dell’individuo e che conquisti fette di libertà e di giustizia sociale sempre più importanti.

Lo scenario politico italiano ed internazionale attuale è da cambiare. Da subito.

E’ da cambiare poiché in una sola persona si concentra la totalità del potere mediatico e politico; perché questo Paese è martoriato dai conflitti di interessi diffusi; perché i cittadini vengono sempre più allontanati dalla politica che si è ridotta a pessima riunione di condominio, in cui non conta più il progetto, ma i biechi interessi dei proprietari; perché i piccoli partiti ed i movimenti vengono pian piano sempre più esclusi, a suon di leggi elettorali e soglie di sbarramento, dalla rappresentanza nelle istituzioni.

E’ da cambiare poiché sempre più famiglie, già povere, in emergenza abitativa ed occupazionale, scivolano verso la disperazione; altre famiglie, un tempo benestanti, si avvicinano a passi da gigante verso un inaspettata povertà e tanti piccoli imprenditori guardano, impotenti, le proprie aziende, la propria vita, colare a picco. Tutto questo mentre il grande capitale finanziario e bancario, poggiando le proprie fortune proprio sulla disperazione e sull’indebitamento permanente dei popoli, si rinvigorisce.

E’ da cambiare poiché’ tutte le conquiste avvenute dal dopoguerra ad oggi, frutto della mobilitazione e della lotta dei movimenti, oltre che della resistenza antifascista, sono a rischio. Aborto, lavoro, diritto allo studio, alla pari dignità, alla libertà di coscienza, alla libertà di espressione, alla dignità dei lavoratori; tutto è sotto attacco.

E’ da cambiare poiché’ esiste una classe dirigente che offende sistematicamente i valori di rinnovamento, di ricambio, di merito.

E’ da cambiare poiché è più che mai necessario arrivare ad una Europa politica ed organizzarsi per una politica dell’economia internazionalmente condivisa che regolamenti il potere del grande sistema bancario e finanziario.

E’ da cambiare poiché ritorna centrale il tema della libertà dell’essere umano all’interno delle comunità. Libero tra liberi. Si è liberi di volere se un individuo ha la possibilità di valutare ed indirizzare il proprio volere senza essere influenzato dal volere altrui. Si è liberi di volere se si è assolutamente autonomi nel prendere decisioni, se la società in cui si cresce e si vive è modellata in modo tale da permettere che un individuo sia in grado di prendere decisioni senza influenze altrui. Una società, per essere così strutturata, deve garantire laicamente all’individuo una pluralità di scelte nei vari aspetti della vita politica, sociale, economica che consentano la maturazione di voleri il più possibili autonomi.  Più ampio è il ventaglio delle scelte laicamente offerte, più laica è la società in cui l’individuo è formato, più libera è la scelta.

Si è liberi di agire, invece, se un individuo è libero di fare senza impedimento alcuno oppure di non fare senza alcuna costrizione. Più una società in cui si cresce e si vive è modellata in modo tale da offrire entrambe le possibilità, più l’individuo sarà libero di agire.

Allora, quanto oggi siamo liberi nella nostra società? E, soprattutto, come definiamo il rapporto tra Libertà e Lavoro, parte fondamentale della nostra esistenza? E’ curioso come più la tipologia del lavoro è povera, meno remunerata, meno liberi si è economicamente e, quindi, meno liberi si è di esistere, di esprimersi e di agire, e più bassa è, in genere, la qualità della vita.

E’ questo rapporto Libertà-Lavoro il punto centrale su cui il Partito Socialista Italiano deve assumere una guida politica chiara nella sinistra italiana.

10 RISORGIMENTI PER L’ITALIA

L’Italia necessità di un riformismo radicale. Focalizziamoci su due aspetti. Aumentare e migliorare il lavoro, che sia sempre più voluto e non subito, e, parallelamente, migliorare la sua qualità contestualmente alla qualità della vita, ricordandoci che il lavoro è solo parte, di certo importante, dell’esistenza umana.

A rafforzare il binomio lavoro-qualità della vita è l’idea che l’esercizio di un’attività professionale sia strettamente legata alla soddisfazione nella vita sociale. Un lavoro soddisfacente, infatti, porta ad avere contatti sociali, autostima ed una migliore qualità della vita. La disoccupazione di lunga durata, invece, è causa essenziale della povertà e del conseguente deterioramento degli standard di vita. E’ evidente, allora, che una politica economica che si concentri sul lavoro in quanto tale senza prendere in considerazione la qualità della vita dell’individuo sia una politica deficitaria che manca di analizzare il problema lavoro da una prospettiva più ampia, strategica. Parliamo, quindi, di progettualità per la definizione e l’implementazione di nuove tipologie di lavoro inserite in un quadro che tenga conto della dignità della persona e dell’ambiente.

Cominciamo, quindi, ad incamminarci lungo due binari principali:

  • abbattimento dell’industria inquinante
  • riconversione del lavoro verso forme occupazionali ambientalmente compatibili (vedi l’ILVA di Taranto) le quali, paradossalmente, potrebbero produrre più lavoro e nuovi mestieri.

Da corollario, ci sarebbe da valorizzare le risorse del Paese e, di conseguenza, le energie da fonti rinnovabili; incentivare la piccola-media impresa per un economia più a misura d’uomo; allontanarsi da una mobilità a combustione interna; implementare una edilizia che tenga conto del  giusto utilizzo di materie prime e dello smaltimento di rifiuti prodotti dall’edilizia stessa, evitando il rilascio di sostanze tossiche all’interno degli ambienti costruiti.

La bontà delle nostre scelte, le politiche che porteremo avanti andranno però misurate a dovere, tenendo conto non solo della quantità dello sviluppo, ma anche della sua qualità. Dovremo, quindi, fare una battaglia forte per superare il P.I.L, ormai obsoleto e non più coerente con le nostre esigenze, ed utilizzare, estendendolo al modello Paese, il Q.U.A.R.S., sintesi di quattro indici: l’indice di Sviluppo Umano, elaborato dall’ONU; l’indice di Qualità Sociale, composto da indicatori su sanità, salute, scuola e pari opportunità; l’indice di Ecosistema Urbano, ottenuto da Legambiente; l’indice di Dimensione della Spesa Pubblica, che valuta i livelli di spesa su istruzione, sanità, ambiente ed assistenza.

Su questa direttrice politico-programmatica, possiamo agire:

1) Democrazia & Costituzione

Legge elettorale, ripudio della guerra, quoziente familiare ed abolizione del finanziamento pubblico alle scuole private

Legge elettorale 

La libertà di votare il soggetto politico più vicino alle proprie idee e l’eguaglianza tra tutti i cittadini nell’avere diritto ad essere rappresentati nelle istituzioni della Repubblica, ed in particolar modo in Parlamento, rende la piena rappresentatività un obiettivo da perseguire e da raggiungere. E’ fondamentale proporre un sistema proporzionale puro, senza soglie di sbarramento.

Attuazione dell’Articolo 11 della Costituzione 

L’Art. 11 cita chiaramente che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Proponiamo la riduzione drastica delle spese sugli armamenti, soprattutto quelli offensivi, e di verificare se, con il nostro denaro, vengano sovvenzionate aziende che producono componentistica per mine antiuomo. In questo senso, gli organismi internazionali acquistano importanza strategica nella risoluzione delle controversie a livello mondiale. Rafforziamo il ruolo strategico delle Nazioni Unite come principale interlocutore e paciere dei conflitti internazionali.

Attuazione dell’Articolo 31 della Costituzione 

L’Art. 31 cita chiaramente che la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Proponiamo l’introduzione del quoziente familiare per il pagamento delle imposte dirette.

Attuazione dell’Articolo 33 della Costituzione 

L’Art. 33 cita che la Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi, mentre enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. Chiediamo allo Stato l’abolizione della legge 62/2000 sul finanziamento delle scuole private con soldi pubblici.

2) Economia

Qualità della vita, riconversione della grande industria, rilancio della piccola-media impresa e liberalizzazioni nelle banche, assicurazioni ed ordini professionali

Qualità della vita come indicatore economico 

L’indicatore più diffuso ed usato per valutare il benessere di un Paese è il Prodotto Interno Lordo (P.I.L.). Il P.I.L., però, è solo un indice di quantità e non di qualità. Misura, cioè, solo il valore di quello che viene prodotto da un Paese in un anno. Il P.I.L. non tiene conto di quei beni che non hanno un mercato e, quindi, richiedono una misura qualitativa. Non misura i costi indotti dalle attività produttive come inquinamento e sfruttamento non sostenibile delle risorse. Non misura la qualità della spesa pubblica. In altre parole, il P.I.L. misura tutto tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta.Proponiamo di utilizzare l’indicatore Q.U.A.R.S. (Indice di Qualità Regionale dello Sviluppo) come vero indicatore di benessere di un Paese. Il Q.U.A.R.S. descrive un nuovo modello di sviluppo basato sull’equità, la sostenibilità e la solidarietà in quanto rappresenta e sintetizza quattro indici: l’indice di Sviluppo Umano, elaborato dall’O.N.U.; l’indice di Qualità Sociale, composto da indicatori su sanità, salute, scuola e pari opportunità; l’indice di Ecosistema Urbano, ottenuto da Legambiente; l’indice di Dimensione della Spesa Pubblica, che valuta i livelli di spesa su istruzione, sanità, ambiente ed assistenza.

Ripensare la grande industria

Dal dopoguerra ad oggi, l’Italia è riuscita a dotarsi di una grande industria cantieristica, chimica, automobilistica, aeronautica, tessile e delle telecomunicazioni. Molte di queste realtà, però, sono ormai svilite e logorate a causa dei rapidi cambiamenti internazionali degli ultimi decenni e dopo anni di immobilismo politico. Molti di questi settori sono ormai in crisi strutturale. Quindi, un cambiamento strategico delle basi fondanti del tessuto economico del nostro Paese è più che mai necessario. Chiediamo un piano strategico di lungo termine che incentivi la riconversione della produzione verso forme di economia molto meno inquinante. L’economia ecologica è una grande scommessa per un vero sviluppo sostenibile.

Valorizzare la piccola-media impresa 

La crisi economico-finanziaria che ha colpito il mondo intero ha visto le piccole-medie imprese soffrire ed, in molti casi, scomparire. Il danno sull’occupazione è devastante. E’ fondamentale, quindi, dare voce a questa parte importante del tessuto economico e sociale del nostro Paese rafforzandone la competitività e lo sviluppo. Chiediamo una radicale semplificazione amministrativa e fiscale per favorire lo sviluppo e l’occupazione nelle piccole medie imprese. Inoltre, proponiamo un rinvigorimento forte della contrattazione salariale decentrata, soprattutto in chiave di crescita per il Sud del Paese,  basata su indici come la crescita di qualità, la redditività, l’efficienza organizzativa e l’innovazione.

Attuazione delle liberalizzazioni nel settore bancario, assicurativo e degli ordini professionali 

Le liberalizzazioni sin qui fatte non bastano. E’ sotto l’occhio di tutti che ancora molti problemi reali e quotidiani esistono nel settore bancario, assicurativo ed ordini professionali. Nel settore bancario,chiediamo regole ferree per la gratuita e rapida surroga dei mutui affinché si evitino pratiche commerciali scorrette da parte delle banche. Nel settore assicurativo, chiediamo regole certe per la nullità delle clausole di esclusiva e per una forte concorrenza nel settore delle polizza RC auto e danni per l’abbassamento dei costi. Nel settore degli ordini professionali, chiediamo l’eliminazione delle tariffe minime, del divieto di pubblicità, e del divieto di concordare il compenso con il cliente in base al risultato raggiuntoChiediamo, inoltre, una maggiore possibilità di accesso da parte dei giovani alle professioni (es. eliminazione delle barriere per l’accesso alla professione giornalistica).

3) Lavoro & Società

Il lavoro e la qualità della vita, salute e sicurezza, stipendi della politica

 Il rapporto lavoro – qualità della vita

Avere un lavoro è necessario per vivere. Avere un lavoro che piace, invece, è necessario per vivere con una certa qualità. In tutta Europa, la lotta alla disoccupazione è percepita come uno dei principali mezzi per migliorare le condizioni economiche e sociali nella vita familiare. A rafforzare il binomio lavoro-qualità della vita è l’idea che l’esercizio di un’attività professionale sia strettamente legata alla soddisfazione nella vita sociale. Un lavoro appagante porta ad avere contatti sociali, autostima ed una migliore qualità della vita. La disoccupazione di lunga durata, invece, è causa essenziale della povertà e del conseguente deterioramento degli standard di vita. E’ evidente, allora, che una politica economica che si concentri sul lavoro in quanto tale senza prendere in considerazione la qualità della vita dell’individuo sia una politica deficitaria che manca di analizzare il problema lavoro da una prospettiva più ampia e di lungo periodo. Proponiamo di perseguire una politica economica che, sul tema lavoro, concili l’occupazione con la qualità del lavoro e, quindi, con la qualità della vita dei cittadiniProponiamo, inoltre, l’introduzione del salario minimo garantito, la detassazione dei contratti a tempo indeterminato ed una maggiore tassazione sui contratti flessibili.

Salute e sicurezza sul lavoro sono la priorità 

La Corte di Cassazione ha ribadito, con la sentenza n. 31679 datata 11 Agosto 2010, che “il datore di lavoro deve avere la cultura e la forma mentis del garante del bene costituzionalmente rilevante costituito dall’integrità del lavoratore, e non deve perciò limitarsi a informare i lavoratori sulle norme antinfortunistiche previste, ma deve attivarsi e controllare sino alla pedanteria, che tali norme siano assimilate dai lavoratori nella ordinaria prassi del lavoro”. L’essere “garante del bene costituzionalmente rilevante costituito dall’integrità del lavoratore” dovrebbe altresì includere, da parte del datore di lavoro, la salvaguardia di tutti quei lavoratori esposti a fonti altamente inquinanti con danni ingenti per la salute. Detto questo, vogliamo la riconversione delle aziende inquinante e, quindi dei luoghi di lavoro altamente nocivi per il lavoratore, in aziende a basso o nullo impatto ambientale in modo tale da garantire l’integrità del lavoratore.

Stipendi della politica 

Gli stipendi dei politici, dai consiglieri comunali, provinciali e regionali agli assessori, dai sindaci ai presidenti di provincia e di regione, sino ai nostri Parlamentari, sono costantemente aumentati negli anni. Questo aumento è avvenuto ed avviene in un Paese dove il reddito medio dichiarato è di poco meno i 20.000 euro. E’ indubbio che, in questi numeri, molto c’è tra nero ed evasione fiscale. E’ importante allora responsabilizzare la classe politica nazionale e locale. Proponiamo l’ancoraggio annuale degli stipendi della politica al reddito medio dichiarato l’anno precedente dai cittadini italiani. Questa proposta comporta l’implementazione di un fattore di scala fisso rispetto al reddito medio dichiarato dagli italiani, ritenuto giusto ed equo, e diverso a seconda della carica pubblica ricoperta; i costi della politica vanno ridimensionati e legati alle possibilità reali del Paese.

4) Ambiente

Energie rinnovabili, abbattimento del grande inquinamento industriale, mobilità ed edilizia

Il nucleare ed il carbone sono una follia 

L’energia ottenuta da fonti rinnovabili è il futuro del nostro pianeta. L’Italia dovrebbe essere in prima fila per la ricerca e la sponsorizzazione nel mondo di una “nuova” economia basata sulle rinnovabili. L’Italia, infatti, è un Paese povero di materie prime e di risorse energetiche nel senso classico del termine: fonti fossili ed energia nucleare. E’, invece, ricchissimo di fonti rinnovabili come vento, sole, geotermia e biomasse. In vista di tutto ciò, l’Italia dovrebbe finalmente dotarsi di un piano energetico decennale basato sulle rinnovabili, rinnegando senza tentennamenti il nucleare ed il carbone.Chiediamo uno stop immediato dei progetti sul nucleare ed un piano energetico di 20 anni che rivoluzioni il sistema Paese basandolo sulle energie da fonti rinnovabili.

Abbattimento del grande inquinamento industriale. Riconversione ambientale 

In Italia ci sono realtà di grande degrado ambientale che non possono più essere tollerate. Per l’emissione di anidride carbonica, per esempio, la centrale termoelettrica Enel di Brindisi si colloca all’ottavo posto in Europa, seguita dall’Ilva di Taranto e dalla centrale termoelettrica di Taranto. Se si guarda, invece, al peso di inquinanti tipo metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, benzene e si utilizza come metro di misura la quantità di mercurio presente, la classifica dei grandi inquinatori in Italia è guidata dall’Ilva di Taranto, seguita dalla Syndial di Priolo e dalla cementeria Sacci di Testi, Firenze. Detto questo, perseguiamo una politica di abbattimento ed annullamento del grande inquinamento industriale e, nello stesso momento, la riconversione del lavoro e, quindi, del tessuto economico locale, verso forme occupazionali ambientalmente compatibili.

Mezzi di locomozione: allontanarsi dall’inquinamento ambientale ed acustico 

La grande sfida che ci proponiamo di affrontare è la graduale realizzazione di un progetto ambizioso che ci conduca oltre i veicoli con motori a combustione interna. Per esempio, i veicoli elettrici possono essere una soluzione certa visto che hanno una maggiore efficienza energetica. Inoltre, l’elettrico non produce fumi di scarico né vapore d’acqua e produce un inquinamento ambientale praticamente nullo se rifornito con energia prodotta da fonti rinnovabili. Per non parlare della drastica riduzione dell’inquinamento acustico. Proponiamo la graduale, ma spedita, sostituzione dei veicoli con motori a combustione interna con veicoli ad “energia da fonti rinnovabili”, i.e. elettrico.

Valorizzare l’edilizia “giusta” 

L’edilizia giusta è l’esigenza di tutelare l’ambiente prevedendo il giusto utilizzo di materie prime e smaltimento di rifiuti prodotti dall’edilizia, di tutelare la salute evitando il rilascio di sostanze tossiche all’interno degli ambienti costruiti, di tutelare se stessi risparmiando energeticamente.

Vogliamo limitare drasticamente il consumo di risorse non rinnovabili e vuole utilizzare materiali non nocivi ed ecologici, riducendo al minimo l’impatto sulla salute e sull’ambiente.

5) Giustizia & Diritti

Conflitto d’interessi, revisione reati-pene, certezza della pena, “class-action” e testimoni di giustizia

Risolvere l’anomalia italiana 

L’Italia ha disperatamente bisogno di una legge che risolva il conflitto d’interessi che da anni ci affligge. Chiediamo che non sia candidabile chi, proprietario di mezzi d’informazione, sia nel settore dell’etere, sia nella carta stampata, sia nella comunicazione telematica, concentri nelle sue mani più del 5% del mercato valutato su base nazionale o locale. Inoltre, chiediamo che chi non è proprietario di mezzi d’informazione ma di determinate imprese, inclusi i grandi azionisti, patrimoni, ecc, che direttamente o indirettamente rientrano in una situazione di conflitto deve cedere i beni ed i patrimoni ad un blind-trust. Infine, proponiamo che un consigliere di nomina politica faccia parte solo ed esclusivamente di un consiglio d’amministrazione.

Riduzione dei reati e certezza della pena 

Il nostro Paese è in una situazione economica disastrata e la macchina della giustizia non è da meno, macchina in cui il deficit in termini di risorse umane e logistiche è impressionante. Inoltre, la lentezza dell’azione giudiziaria è insopportabile. Un primo passo per superare questo problema è un revisione dei reati e delle relative pene. Mentre sarebbe auspicabile perseguire il falso in bilancio con pene severe e certe, una forte azione antiproibizionista va perseguita. Proponiamo una importante riduzione del numero complessivo di reati attinenti all’aerea antiproibizionista, iniziando dall’uso delle droghe leggere. Inoltre, vogliamo un intervento legislativo esaustivo per la certezza della pena, fermando la prescrizione all’udienza preliminare.

Legge sulla “class-action” 

Il poco coraggio e i diversi interessi della classe politica italiana ci inducono a proporre l’unico mezzo che il cittadino ha per difendersi dalla grande industria e dalle grandi multinazionali. La “class action”, esattamente come implementata negli Stati Uniti d’America. Basta, infatti, un prodotto difettoso, un danno alla salute dei cittadini, e scattano sanzioni economiche che possono mettere in ginocchio le più grandi multinazionali: dal tabacco all’automobile, dall’acciaio all’energia. La “class-action” ha l’effetto di riequilibrare i rapporti di forza con le potenze economiche. Se un singolo consumatore fa causa ad una grande azienda ha molte probabilità di essere schiacciato. Ma se decine o centinaia di migliaia di consumatori si uniscono, diventano allora temibili. Proponiamo, quindi, norme legislative che implementino in Italia la class-action così come pensata ed implementata negli Stati Uniti. Senza scorciatoie, senza annacquamenti a discapito del cittadino-consumatore.

Testimoni di giustizia 

I testimoni di giustizia sono normalissimi cittadini che hanno denunciato crimini mafiosi avendo fiducia nello Stato. Lo status legislativo dei testimoni di giustizia è, oggi, diverso da quello dei pentiti o, cosiddetti collaboratori di giustizia, grazie alla legge numero 45 del 2001. Tale legge, però, va applicata e considerevolmente migliorata. Proponiamo: 1) la revisione delle modalità di giudizio per la revoca del programma di protezione dei testimoni da parte della commissione centrale di protezione del Ministero dell’Interno affinché i rischi per l’incolumità dei testimoni siano drasticamente minimizzati; 2) incentivare l’inserimento dei testimoni di giustizia nella società garantendo loro documenti di copertura coerenti tra loro e con quelli dei propri familiari; 3) l’acquisto da parte dello Stato dei beni immobili al prezzo di mercato evitando il loro graduale deprezzamento che va esclusivamente a discapito del testimone; 4) la fermezza dello Stato nel rispettare e far rispettare i pari diritti dei testimoni rispetto a chiunque altro cittadino italiano nelle varie incombenze della vita, dai mutui all’iscrizione a scuola dei figli.

6) Immigrazione & Povertà

L’accesso al cibo: dovere morale ed opportunità strategica 

Accesso al cibo. Dovere morale ed opportunità strategica 

La malnutrizione e la mortalità nel mondo pongono, soprattutto ai Paesi più industrializzati, un problema politico serio che sino ad oggi non si è voluto affrontare in modo degno. E’ non parliamo dell’Italia che ha tagliato drasticamente le risorse destinate alla cooperazione. Il problema è globale e tremendamente serio la cui soluzione è del tutto politica. Oltre un miliardo di persone soffre la fame nel mondo, il che significa che un sesto della popolazione mondiale rischia la morte per denutrizione. Questa tragicità avrà sviluppi geo-politici notevoli nel medio-lungo termine, ed il mondo occidentale ha il dovere morale, da una parte, e l’opportunità strategica, dall’altra, di ricercare una via, una pianificazione certa per lo sviluppo e l’integrazione dei Paesi più poveri. Dovere morale perché la fame ha a che fare con l’intera economia mondiale e, quindi, con gli assetti politici e sociali che influiscono sulla possibilità e sulla capacità delle popolazioni di ricercarsi il cibo. Opportunità strategica, invece, perché la fame, la siccità, le epidemie e le guerre hanno sempre creato flussi migratori che, avvolte, possono risultare incontenibili. Senz’altro pericolosi se non si è pronti politicamente e socialmente ad un tale cambiamento. Premiamo, quindi, affinché i 30 Paesi OCSE si sveglino e recepiscano un appello che, ormai, da più parti viene rivolto loro. Usare parte di quanto stanziato ogni anno, 365 miliardi di euro, come sovvenzioni all’agricoltura nei Paesi dell’OCSE per avviare una politica globale di accesso al cibo.

7) Sanità

Diritto alla salute e testamento biologico 

Il diritto alla salute è di tutti 

L’Italia dovrebbe essere uno Stato moderno ed efficiente e dovrebbe sfoggiare tali pregi soprattutto con la modernità e l’efficienza del suo sistema sanitario e con la funzionalità dei suoi servizi essenziali. Il diritto alla salute è di tutti i cittadini. Oggi, però, testimoniamo ad uno smarrimento politico sul come rendere questo diritto fondamentale una realtà, viste le sue disfunzioni ed i suoi alti costi. L’egoismo e gli interessi personali, oltre all’inadeguatezza della strutture, sono cancri del sistema sanitario nazionale. Il pensiero neo-liberista sponsorizza un sostanziale programma di privatizzazione degli enti pubblici, sostenendo che i problemi della sanità italiana si possono risolvere solamente con la privatizzazione di molti settori del servizio sanitario. Questo, però, implicherebbe una sanità in balia delle leggi di mercato andando contro i più deboli ed i più poveri. Proponiamo, invece, una radicale riforma del sistema sanitario nazionale, interamente pubblico, in senso responsabile e razionale, e con la fine immediata della lottizzazione delle Unità Sanitarie Locali (USL) da parte dei partiti 

Testamento biologico 

La normativa sul testamento biologico ha trovato, e trova tuttora in Italia, grandi ostacoli dovuti, soprattutto, all’ostruzionismo della Chiesa Cattolica, alla obbedienza dei politici vicini alle posizioni del clero ed alla reticenza da parte di gran parte della classe politica a voler discutere un tema così spinoso. Proponiamo il “Living will”, già legge negli Stati Uniti d’America dal 1991 con il “Patient self determination Act”: nutrizione e idratazione sono considerati trattamenti sanitari, non mezzi per il mantenimento della vita; il paziente cosciente e capace può’ rifiutare i trattamenti anche se di sostegno vitale; per quanto riguarda il paziente non più’ cosciente, va rispettato il suo rifiuto di terapie se espresso e documentato in condizioni di capacità; se il paziente non più’ cosciente non ha espresso, in condizioni di capacità, una propria volontà’ sulle cure, la decisione sulle scelte terapeutiche sarà’ presa da un fiduciario (substituted judgement), solitamente ma non necessariamente un familiare.

8 Scuola & Università

Comodato d’uso, asili nido e materne. Merito ed eccellenza nelle nostre università. No al numero chiuso.

Il risparmio familiare 

Le famiglie italiane vengono annualmente dissanguate dai costi, avvolte osceni, associati alla scuola. Le famiglie, oggi più che mai, hanno bisogno di una riduzione delle spese per la scuola. Facendo i conti anche con le disastrate finanze pubbliche, cominceremo a discutere di sobrietà e di re-ciclo nella scuola. Proponiamo il comodato d’uso dei libri, che a fine anno vengono restituiti alla scuola che li darà ad altri studenti l’anno successivo. Inoltre, nel settore pubblico,chiediamo che gli asili nido e le materne siano fruibili gratuitamente, mentre si creino le condizioni per forti riduzioni, sino all’azzeramento, delle spese delle famiglie sino alle superiori per incentivare l’educazione pre-universitaria. La copertura finanziaria è nel taglio delle spese militari iniziando dagli armamenti per usi offensivi.

I baronati uccidono il nostro futuro 

L’Italia deve diventare un Paese meritocratico eliminando, nelle università, sacche di favoritismi e parentele. Oggi, purtroppo, è un dato di fatto che i rettori abbiano famiglia in 25 delle 59 università, con un parente stretto nel medesimo ateneo per quasi il 50% di loro. E’ indecente che intere dinastie familiari siano andate, nei decenni, alla conquista di tutte le cattedre disponibili svalorizzando il merito e, quindi, declassando l’eccellenza dello studio e della ricerca. Proponiamo: 1) la cancellazione del concorso pubblico come metodo per la scelta del “vincitore” istituendo, invece, il metodo basato sulla presentazione pubblica di Curriculum Vitae e sulla valutazione, resa pubblica, dei candidati; 2) la qualifica di dottore, cancellando l’obbrobrio del termine “dottore magistrale”, solo per i laureati del vecchio ordinamento oppure del 3+2.

No al numero chiuso 

L’Italia non deve seguire la strada di una istruzione elitaria ed altamente selettiva. Tutti i corsi universitari devono essere accessibili a tutti i cittadini. L’autodeterminazione studentesca ed il libero accesso al sapere, alla cultura devono essere perseguiti con coraggio. Chiediamo l’abolizione del numero chiuso in tutte le realtà universitarie e per tutti i corsi di laurea.

9) Laicità

Equiparazione dei diritti delle coppie alle famiglie.

Coppie e famiglie. Eguali diritti, eguali doveri 

Le convivenze e le forme di famiglia nel nostro Paese risultano essere in continua crescita e risultano essere abbastanza variegate. E’ evidente che una politica libertaria ed egualitaria non può ammettere differenze giuridiche tra coppie sposate e coppie non sposate, ma di fatto coppie. Il diritto deve ergersi univoco nei confronti della coppia, costituita e dichiarata tale dai suoi membri. Lo Stato non può e non deve privilegiare la coppia-famiglia fondata sul matrimonio a discapito delle coppie di fatto.Chiediamo regole giuridiche uniche per la coppia, dichiarata tale dai suoi membri e, quindi, l’equiparazione nel diritto tra coppie sposate e coppie di fatto, laddove le coppie di fatto potranno essere composte anche da persone dello stesso sesso.

10) Animalismo

Aboliamo la caccia come sport e la vivisezione come pratica medioevale

Aboliamo la caccia come sport 

La caccia come sport e divertimento è una barbarie culturale e sociale. La caccia uccide, stravolge l’equilibrio degli ecosistemi, coltiva le demenze culturali più becere dell’uomo come la violenza, la prepotenza, l’arroganza. Chiediamo fortemente l’abolizione della caccia. Inoltre, vogliamo l’estensione ad altre specie animali del diritto di vivere in libertà e di non soffrire inutilmente.

Contro la vivisezione 

Sono ben 12 milioni gli esseri viventi strumentalmente usati nei laboratori europei con la pratica barbara della vivisezione. Le potenti industrie farmaceutiche, con il bene placido dei politici italiani ed europei, trovano molto più remunerativo per le loro tasche esercitare una sperimentazione obsoleta ed inutile come la vivisezione, la quale ha il pregio di offrire vittime a basso costo. A questo va contrapposta la voce dei popoli che in tutti i sondaggi risuona decisamente contraria alla sperimentazione animale. Come sempre la politica ed i politici si piegano agli interessi delle grandi lobbies, infischiandosene dei più deboli e della volontà di chi li ha votati, rendendosi complici di crimini perpetrati sotto la bandiera della legalità. Chiediamo l’abolizione certa della vivisezione e di qualsiasi esperimento che comporti sofferenza di esseri senzienti.

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