Manuel Santoro

Segretario politico nazionale di Convergenza Socialista

Contro la povertà. Una lotta da vincere.

Il 25 Luglio 2011 si terrà a Roma l’ennesimo vertice FAO il quale dovrebbe porre grande attenzione al sostegno dei 12 milioni di esseri umani colpiti da siccità nel Corno d’Africa con conseguente richiesta di 120 milioni di dollari per una assistenza agricola d’emergenza.  

Parallelamente, l’agenzia dei rifugiati dell’ONU (Unhcr) ci pone davanti alla drammatica situazione somala la quale, dopo diciannove anni, torna ostaggio della carestia con 3,7 milioni di esseri umani colpiti. Servirebbero 1,6 miliardi di dollari per “salvare” la Somalia.

Il rapporto FAO 2010 sulla malnutrizione e sulla mortalità nel mondo pone, soprattutto ai Paesi più industrializzati, un problema politico serio che sino ad oggi non si è voluto affrontare in modo coerente. Oltre un miliardo di persone soffre la fame nel mondo, il che significa che un sesto della popolazione mondiale rischia la morte per denutrizione. Cento milioni di essere umani in più rispetto all’anno scorso.

Questa tragicità ha sviluppi geo-politici notevoli nel medio lungo periodo, con la civilità industrializzata che guarda e continua a sfruttare il povero del mondo nella consapevolezza di essere nel solco di un proprio graduale impoverimento generalizzato. La povertà dilaga in luoghi lontani così come in casa si allarga il divario tra ricchi e poveri.

E’ più che mai necessario, quindi, porci il problema dell’altro, del lontano, del povero del mondo. Il compito, in questo senso, delle forze socialiste dei Paesi industrializzati, del PSE e dell’Internazionale socialista è di dare una spinta propulsiva affinchè si inneschi una mobilitazione culturale e politica per l’uscita certa da queste sacche planetarie di povertà. Serve oggi, più che mai, un risveglio delle coscienze nei Paesi industrializzati i quali hanno il dovere morale, da una parte, e l’opportunità strategica, dall’altra, di ricercare una pianificazione armonica allo sviluppo ed all’integrazione dei Paesi più poveri. Dovere morale perché la fame è l’effetto naturale dell’impostazione economica mondiale attuale che modifica gli assetti politici e sociali influenzando la possibilità e la capacità delle popolazioni di ricercarsi il cibo. Opportunità strategica perché la fame, la siccità, le epidemie e le guerre hanno sempre creato flussi migratori che, avvolte, possono risultare incontenibili. Senz’altro socialmente pericolosi se non si è pronti ad un tale cambiamento. Ad oggi, per dare un numero, sono 166-mila i somali fuggiti in Kenya ed in Etiopia con un flusso di 1000 arrivi al giorno.

Ora, il Progetto 2015 lanciato a Roma nel 1996 aveva l’obiettivo ambizioso di dimezzare il numero degli affamati entro il 2015. Questa meta è certamente ancora valida sulla carta ma, di certo, non più realistica. Sicuramente i Paesi ricchi, con l’Italia in testa, hanno volutamente dimenticato gli impegni presi negli ultimi anni. I dati sono chiari: ogni tre secondi un essere umano muore di fame e il numero degli affamati è in aumento: il 32% della popolazione dell’Africa sub-sahariana, circa 265 milioni di persone; 642 milioni in Asia; 42 milioni tra Medio Oriente e Nord Africa con un aumento del 13.5%; 53 milioni tra America Latina e Caraibi con un incremento del 12.8%. Inoltre, un aumento del 15%, circa 15 milioni, nei Paesi sviluppati. In Somalia, ad esempio, metà della popolazione è nella morsa della carestia ed il tasso di manutrizione infantile dilaga superando il 30%. 90 bambini muoiono in media ogni mese tenendo conto che il tasso di mortalità è del 86%.

Situazione drammatica da risolvere al più presto, poi, riguarda i piccoli contadini dei paesi in via di sviluppo. Sono loro ad aver bisogno maggiormente dell’aiuto della comunità internazionale con investimenti mirati a garantire l’accesso a sementi, fertilizzanti, infrastrutture e schemi di finanza rurale.

Cosa fare

Diamo battaglia. Anche in Europa. E per dare una indicazione riprendo le parole del Direttore Generale della FAO Jacques Diouf: “Per eliminare la fame servono 44 miliardi di dollari di aiuti ufficiali allo sviluppo l’anno da investire in infrastrutture, tecnologia e moderni input produttivi.  Questa cifra è ben poca cosa se paragonata ai 365 miliardi di sussidi all’agricoltura che sono stati dati ai produttori dei paesi OCSE nel 2007 ed ai 1,340 miliardi che si sono spesi in armamenti lo stesso anno”.

La Lega dei Socialisti, che entra a pieno titolo tra le forze della sinistra, potrebbe contribuire affinché i 56 Paesi OCSE si sveglino e recepiscano un appello che non può più essere schivato. Usare parte di quanto stanziato ogni anno, 365 miliardi di euro, come sovvenzioni all’agricoltura nei Paesi dell’OCSE oppure 1,340 miliardi di euro per armamenti, per avviare una politica globale di accesso al cibo.

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