Manuel Santoro

Segretario politico nazionale di Convergenza Socialista

La città di Taranto tra inquinamento e tumori

Morire di tumore in una citta’ come Taranto ormai e’ normale, tristemente normale. Una citta’ che prima degli anni 60, gli anni del boom economico, gli anni dell’ Italsider, aveva quartieri stupendamente verdi, puliti, vivi. Ormai sono in pochi a ricordare la bellissima via Orsini che da via Napoli porta alla piu moderna superstrada o via Galeso che costeggia il Mar Piccolo e che lambisce l’omonimo fiume, una volta meta desiderata da tutti i tarantini.

Ora, chi ha memoria ricorda con tristezza la costruzione del più grande stabilimento siderurgico d’Europa, l’Ilva di Taranto e, con essa, la salute di centinaia di migliaia di cittadini che hanno assistito al lento e graduale impoverimento ambientale dei loro quartieri.

E’ fuori discussione che l’Ilva di Taranto sia una delle maggiori fonti di diossina del continente. Il 92% delle emissioni di diossina italiane vengono respirate dai tarantini. Dulcis in fundo, Taranto e’ tra le zone con la maggior incidenza di tumori del Sud Italia e la percentuale di tumori ai polmoni supera di molto la media nazionale.

Basta prendere i dati dell’Ines (Inventario nazionale emissioni e sorgenti) che afferma come la città pugliese sia la più inquinata d’Italia e una delle peggiori a livello europeo. Ultimo atto di questa tragedia locale è la riapertura del termovalorizzatore dell’Azienda Multiservizi e Igiene Urbana (AMIU) di Taranto. Oltre all’Ilva con la sua centrale elettrica altamente inquinante, all’Agip/E.N.I. ed alla Cementir, Taranto ora si ritrova con una nuova perla. Un termovalorizzatore che brucia rifiuti per generare energia elettrica emanando così polveri sottili ed ultrasottili che creano cancro, problemi respiratori, mortalità cardiopolmonare. Effetti, questi, tutti documentati da tempo da una ampia letteratura medica. Per citarne alcuni:

[1] FRANCHINI M. ed altri, “Health effects of exposure to waste incinerator emissions: a review of epidemiological studies”, Ann Ist Super Sanità 2004;40(1):101-115

[2] GATTI A., “Nanopathology, The role of micro and nano particles in biomaterial induced pathology”, Progetto Europeo QLRT-2002-147 presentato al convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006

[3] COLACCI A., “Effetti cellulari e molecolari indotti da particelle ultrafini”, Atti del convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006

[4] DI VIRGILIO F., “Effetti delle polveri ultrafini e delle nanoparticelle a livello cellulare e molecolare” , Atti del convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006

[5] FORASTIERE F., “Evidenze epidemiologiche degli effetti sanitari derivanti dall’esposizioni a polveri ultrafini e nanoparticelle”, Atti del convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006

[6] OBERDÖRSTER G. ed altri, “Nanotoxicology: An Emerging Discipline Evolving from Studies of Ultrafine Particles”, Environmental Health Perspectives, volume 113, numero 7, Luglio 2005

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